Chiusa una porta, se ne apre un’altra… ed ecco che alla chiu-sura del giubileo della speranza, entriamo in altri due giubilei!
Il primo è quello che papa Leone ha indetto con queste parole: “Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi, che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tem-po (10 gennaio 2026 – 10 gen-naio 2027)”. Il secondo parte dalla diocesi di Vicenza, è l’Anno giubilare mariano e della Rina-scita, che celebra i 600 anni dal-la prima apparizione della Vergi-ne Maria sul monte Berico (8 febbraio 2026 – 7 marzo 2027). Le tematiche di Vita nuova 2026 avranno un taglio riguardante il primo, in quanto evento che non coinvolge solo la grande Fami-glia francescana, ma quella par-te di “francescanità” (il termine non è di lingua, ma efficace…) che alberga nel cuore di tutti!
Quante volte incontrando un francescano restiamo sorpresi della naturalezza con la quale ci rivolge il saluto “pace e bene”!
Cosa significa augurare pace e bene nei contesti attuali? Vogliamo chiedercelo anche attra-verso le pagine della nostra rivi-sta, con l’impegno a riflettere su tematiche che ci aiutano a co-struire dialogo e a promuovere un incontro che disarma i cuori e i conflitti. E per credere nella rinascita, come propone il giubi-leo mariano!
Mi piace pensare che il saluto francescano diventi per tutti augurio a diventare “pace e bene”, ad essere persone che por-tano in sé la pace e il bene, che la offrono, che si fanno mediato-ri di questo.
Se ci auguriamo, con le parole di Leone XIV, “che il messaggio di pace possa trovare eco pro-fonda nell’oggi della Chiesa e della società”, è proprio neces-sario che la pace e il bene par-tano dal profondo del cuore di ogni persona, credente o meno. Francesco considerava la pace come somma di tutti i beni di Dio, un dono che scende dall’al-to. Allora invochiamola questa pace, supplichiamola, prima di tutto per i nostri cuori a volte inquieti, impauriti, angosciati.
Una visione di pace che nel cantico delle creature abbraccia l’intero creato, bisognoso di rispetto e salvaguardia: una intui-zione che risuona con particolare urgenza nel nostro tempo, perché la casa comune è minacciata e geme sotto lo sfruttamento.
Allora come il mondo francescano ha fatto della pace un tratto distintivo della scelta di vita, anche noi ci impegniamo a diventare figli e figlie della pace, in Cristo nostra pace, che ci riconcilia con noi stessi, con gli altri, con il creato e la natura. E chiediamoci, ognuno dal profondo del cuore: nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei nostri gruppi si respira aria di pace? E io/noi come collaboriamo per realizzarla?
Madre Maria Luisa Bertuzzo
