Si riparte…anche con la scuola!

26
Ott

Ripartire…rimettersi in movimento…partire di nuovo.

Che dinamico questo verbo, quanta energia e desiderio di incontro sprigiona…

Eppure sappiamo che in ambito educativo siamo obbligati a rispettare diverse regole: indossare la mascherina, mantenere un certo distanziamento, sanificare le mani, non scambiarci materiale didattico utile per svolgere le varie attività né altri oggetti personali e tanto meno spezzettare, come era rito fare durante la ricreazione, la propria merenda o il profumato panino. E la lista potrebbe continuare…

A questo punto una domanda sorge spontanea: dove va a finire il valore della condivisione, il bisogno innato di toccarsi e di abbracciarsi, il desiderio di incontrarsi, di stare vicino tipico dei bambini, degli adolescenti e dei giovani?

Forse questa situazione, anomala, può e deve diventare per ogni educatore e insegnante un’occasione preziosa per rimettere al centro gli alunni, le loro vite ricche di emozioni, di desideri, di sogni che spesso non trovano tempo e spazio di esistere in una scuola, a volte, preoccupata soprattutto di impartire nozioni anziché suscitare domande e dare ali ai sogni e ai desideri.

La situazione scolastica attuale, fatta di Regolamento dello studente, Patto di corresponsabilità scuola/famiglia, ci deve ricordare che questi documenti non sono sufficienti a proteggere la vita, perché la vita si schiude e cresce dentro “relazioni generative e qualità professionali”, come scriveva Alessandro d’Avenia in uno dei suoi recenti articoli al Corriere della Sera.

I primi giorni di scuola sono stati contrassegnati da molteplici emozioni: euforia incontrollata nel rivedere i compagni e gli insegnanti, paura e timore di fronte a modalità nuove e insolite di entrare a scuola, sguardi luminosi e fuggitivi che desideravano incrociare volti conosciuti e nuovi.

Un groviglio, quindi, di emozioni indistinte e confuse.

Una volta però entrati nelle proprie aule e preso posto, il raccontarsi, inizialmente in maniera un po’ caotica e confusa, diventa subito capacità di entrare in sintonia con se stessi e con gli altri, di avere empatia, di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di chi mi sta accanto.

La matassa aggrovigliata delle emozioni si dipana piano piano e si trasforma in una tela di colori variopinti e armoniosi.

“È una situazione particolare – afferma Francesco, un alunno di prima media- nella quale, siamo tutti chiamati ad essere “resilienti” più di prima”. Di fronte all’intervento di questo alunno, ho colto un incrocio di sguardi in cerca di comprendere quel termine inusuale e ancora poco conosciuto.

Prima ancora che io prendessi la parola, una ragazzina, senza esitare, disse: “Essere resilienti significa essere forti, tenaci, più resistenti dell’ospite invisibile e sconosciuto (Covid19) che ancora ci preoccupa e ci crea paura e ansia”.

La nuova modalità di essere a scuola, di vivere le relazioni imposta dal Covid19, ci impone una scelta di campo inevitabile: o la subiamo o la viviamo come una nuova e preziosa opportunità per mettere al centro l’alunno.

In un contesto incerto diventa più che mai urgente ripartire dalla relazione alunno-docente. I ragazzi hanno bisogno di essere rassicurati, di essere stimolati a riflettere e a pensare, a desiderare e a sognare nuovamente.

Non lasciamoci prendere dalla tentazione di voler recuperare a tutti i costi il tempo che riteniamo perduto e viviamo questo inizio anno scolastico come momento propizio per tirare fuori il meglio dai ragazzi e da noi stessi.

sr. Rosaria Bordogna

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