Sentirsi amati: il segreto della Santità.

29
Ott

Ci stiamo preparando alla Solennità di Ognissanti, la festa cristiana che ci ricorda tutti i nostri santi: non solo quelli riconosciuti dalla Chiesa, ma tutti i nostri cari che già vivono nell’abbraccio del Padre, compresi quanti sono stati per noi fondamentali per aiutarci a crescere, a comprendere la vita… e insieme ci hanno resi ciò che siamo. Abbiamo chiesto ad Anna, membro del gruppo Am.Or di Monterontondo (Roma) di spiegarci cos’è per lei la santità. 

In questa fase in cui tutto il mondo sta toccando con mano, a livello planetario, quanto un organismo microscopico possa sconvolgere ogni settore della nostra vita, siamo stati chiamati ad una pausa, un’opportunità, vista dall’ottica cristiana, di riflettere sul cammino dell’umanità. La Comunità cristiana deve interrogarsi ogni giorno sulla propria fedeltà alla missione che il Signore le ha affidato, portare ai popoli la bellezza del Vangelo.

Non è un caso che lo Spirito Santo abbia suscitato proprio in questo periodo, la beatificazione di un giovane adolescente, Carlo Acutis, che sin dalla più tenera infanzia ha vissuto profondamente il suo legame con Gesù, ha testimoniato con il coraggio tipico dei santi, il suo amore per il Signore, per la Chiesa, e per un mondo che oggi più che mai ha bisogno di essere salvato. E’ opportuno chiedersi, alla luce del Vangelo, e guardando a queste figure che la Chiesa ci propone come modello di fede, quale sia il  cammino da percorrere per una strada di santità. Il sorriso di Carlo ci riporta ad un altro sorriso, che la Chiesa ha proposto negli ultimi tempi, quello di Chiara Corbella Petrillo, la giovane mamma morta per un tumore che ha tardato a curare per poter permettere al suo bambino di nascere.

Qual è il segreto della loro santità? Quale il cammino da compiere per un popolo che ogni anno, celebra questa meravigliosa  comunione con i santi, che con la loro vita hanno testimoniato che si può vincere il male con il bene?

Trovando un filo comune a queste due vicende, accomunate dalla malattia e dalla sofferenza, possiamo dire che nessuno dei due ha cercato di fare qualcosa di grande per Dio: giorno dopo giorno, la loro vita si è svolta all’insegna della semplicità, dell’amore nel fare quello a cui Dio li aveva chiamati. Non loro dunque, hanno cercato di compiere grandi imprese per Dio, al contrario: hanno permesso a Dio di compiere qualcosa di meraviglioso nella loro vita. Hanno permesso a Dio di trasformare in Amore la loro esistenza, segnata dal dolore e dalla malattia: hanno permesso a Dio di sentirsi Amati, sempre e comunque.  Questo sposta l’ago della bilancia nella nostra vita: non è tempo di concentrarci su quello che noi possiamo fare per Dio, presi da un attivismo molte volte deleterio per la nostra vita spirituale, perché va ad alimentare la nostra illusione, di poter fare da soli… Ogni epoca ha avuto i suoi santi,, le sue fasi storiche, i suoi percorsi spirituali che hanno accompagnato il popolo di Dio: ora è giunto il tempo di tacere e di sorridere. Come Carlo e Chiara. E’ giunto il momento per tutti noi, di aprire le mani al fratello, il cuore al Creatore, il sorriso al mondo, per permettere a Dio, attraverso piccoli gesti, di curare un’umanità ferita dal peccato: Dio, ancora oggi, ci ricorda che non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo.

Anna Ludovici, gruppo  Amor  di Monterotondo

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