QUARTA DOMENICA: IL CIECO NATO – Giovanni 9,1-41

21
Mar

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò gli disse…

Testo strano quello del cieco nato. Si apre con una affermazione potente: quello che ci accade come malattia, disabilità, sofferenza o difficoltà, non sono castighi per peccati commessi. E per dimostrare che il Dio manifestato da Gesù non è un Dio che castiga, Gesù apre, di sabato, gli occhi di quell’uomo e gli rende possibile vedere.

Da questo momento Gesù non c’è più nel testo, ci sono quelli che conoscevano l’uomo, i suoi familiari, soprattutto i farisei. Nessuno è felice per lui, per la cosa straordinaria che gli è capitata. Sembra che Gesù gli abbia complicato la vita: i conoscenti lo portano dai farisei perché è stato guarito in giorno di sabato; i suoi genitori, che ci vedono, lo riconoscono come il proprio figlio nato cieco, ma non aggiungono altro per paura di essere espulsi dalla sinagoga; i farisei non vogliono accettare che l’azione di Gesù venga da Dio perché Gesù non rispetta la Legge di Mosè e continuano a interrogarlo con insistenza e violenza.

E finalmente quell’uomo ha “l’illuminazione”: ora vede la realtà com’è, quell’impasto di terra e l’invito ad andare lo hanno reso pienamente umano, non vuole più chiudere gli occhi. Sono i farisei e chi detiene il potere che sta sbagliando e trova il coraggio di dirlo: “Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla” (9,33).

Anche per noi, oggi, è possibile cominciare a vedere la realtà, trovare il coraggio di prendere la parola, anche se può voler dire essere cacciati fuori, messi da parte, perché è proprio quando l’uomo viene cacciato che Gesù lo trova e gli parla.

A volte bisogna trovare il coraggio di “uscire”, come ogni creatura che deve venire espulsa dal grembo della madre, per vedere la luce e iniziare a vivere.

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