Lettera a Giovanna

20
Mag

Roma, 26 febbraio 1999

 Cara Giovanna,

mi viene spontaneo, scrivendo, rivolgermi a te direttamente, forse perché in questo periodo ho fatto una “scorpacciata” delle tue lettere e biglietti e mi sembra di aver instaurato un dialogo con te.

Mi hanno sempre colpito molto i tuoi riferimenti al “camminare” come esperienza di ricerca, di fatica, di relazione con Gesù, e quindi anche di dolcezza, di gioia e di pienezza.

Pensandoci bene, il “cammino” è impresso nella tua storia fin dalle origini: i tuoi genitori pastori, in perenne ricerca del pascolo; la tua nascita avvenuta dopo un intero giorno di cammino (da Toara a Bolzano Vicentino); il primo viaggio a soli cinque giorni (da Bolzano Vicentino a Enego); il trasferimento a Breganze a tre anni, con il conseguente distacco dai tuoi genitori, il viaggio a Vicenza nel tentativo di rispondere alla tua vocazione presso le Suore Dorotee e là l’intuizione che quello non era il luogo dove  ti voleva il Signore … Il ritorno a Breganze e, pur rimanendo nel paese, altri trasferimenti e cambiamenti di casa e di lavoro.

Quanti passi per aiutare la zia in casa, per andare a prendere l’acqua al pozzo, per recarti in chiesa, per lavorare a servizio delle famiglie di Breganze; quanti passi tra la casa di tua zia, la tipografia e la Comunità…; e anche questi piccoli spostamenti si rivelano significative occasioni di incontri (come il vecchietto che ti suggerì di ricorrere a Dio sempre per mezzo di San Giuseppe).

Quando, parlando di Marietta Sperotto, dici che per il bene della casa non risparmiò né passi, né sacrifici in fondo stai parlando anche di te. Credo di poter intuire che il trasferimento più importante  sia quello che ti ha fatto metter piede definitivamente in Comunità; rileggere quell’evento nelle tue Memorie mi commuove sempre:  che cosa sia passato nell’animo mio nell’istante in cui varcai la soglia, mi è impossibile descriverlo, solamente il buon Dio lo vide e lo comprese, Lui al quale rivolsi una calda preghiera di ringraziamento, supplicandolo a farmi conoscere sempre e in tutto la sua santa volontà e a darmi la grazia di eseguirla perfettamente, alla sua maggior gloria.  Quanto ti è costato poter varcare la soglia, ci sono voluti oltre tre anni e mezzo perché tu potessi unirti alle Sorelle…

“Oltre” gli spostamenti concreti mi sembra di cogliere in te la fatica e la ricchezza di un viaggio interiore, di maturazione, di comprensione progressiva della volontà di Dio e di abbandono fiducioso nelle sue mani. Un cammino incessante alla ricerca della volontà di Dio, la via oscura verso la luce, un monte alto da salire, ma non da sola, unita con la comunità al diletto sposo Gesù. Allora, tutto sarà niente se ci sarà dato di arrivare là dove il nostro cuore desidera.

È come se nel tuo vissuto ci fossero due dimensioni del camminare: una storica, fisica, legata alla vita concreta; l’altra morale, spirituale, legata al senso dell’esistenza. Tali dimensioni sembrano intrecciarsi: la tua povertà materiale e la precoce intuizione della precarietà delle cose del mondo (in sogno vedi una gran torre che viene ridotta in cenere), ti portano a ricercare un senso, a cominciare una vita nuova. Più chiaro si fa il senso dell’esistenza, più questo comporta lavoro, sacrificio e tanti passi. È in questo camminare concreto ed ideale che Gesù si fa compagno di strada.

Mi appassiona pensare che, mentre i tuoi spostamenti concreti erano fortemente costretti e condizionati da circostanze esterne che non ti davano libertà di movimento (per partire domani dovrei chiedere mille permessi…), nel cammino interiore ti sentivi libera, sciolta da tutto e da tutti sola con Gesù.

Anche il viaggio a Roma nel 1903, che pure fu una esperienza di grazia, non avvenne per tua decisione, ma fu un regalo dei Rev.mi padroni presso i quali lavoravi allora. Fu proprio un pellegrinaggio, nel pellegrinaggio “più vasto” della tua esistenza, vissuta alla continua ricerca di Dio. Furono giorni santi e deliziosi, trascorsi nel visitare le preziose reliquie della cristianità e nell’ammirare le ricchezze senza fine della Città santa; quante testimonianze di fede ci offre la storia …. Non so esattamente cosa tu abbia visitato di Roma ma comprendo bene come il vedere tante chiese e forse catacombe o altre testimonianze di una fede vissuta fino al martirio, abbia suscitato in te una immensità di santi affetti e desideri. Quel viaggio a te tanto caro culminò nell’incontro col Papa che tu riveristi anche a nome delle Orsoline Secolari di Breganze; certo fu di buon auspicio, in riferimento alla Fondazione del nostro Istituto (avvenuta circa quattro anni dopo), il fatto che il Papa ti scrivesse una lettera di ringraziamento e benedizione, indirizzandola “alla Rev. Madre delle Orsoline”.  Chissà cosa ha significato questo piccolo segno di attenzione da parte del Papa, per te che dalla Chiesa Breganzese e diocesana non sei stata sempre capita.

Sai, l’anno prossimo, in occasione del Giubileo, verranno a Roma tanti pellegrini e potranno visitare chiese e luoghi di culto (a partire da San Pietro) che per l’occasione sono stati anche restaurati. Purtroppo, però, troveranno anche tanta indifferenza verso Dio e verso i fratelli … Mi capita spesso, girando per Roma, di incontrare persone che, per strada, vivono di stenti. L’altro giorno, in un sottopassaggio della metropolitana, ho visto per terra un lungo involucro di coperte: poteva essere un uomo o una donna, poteva essere addormentato o morto … ma di certo era una persona.  Mi chiedo spesso cosa diresti o faresti tu ……Credo che ne soffriresti immensamente e che cercheresti di fare qualcosa, perché di tutto è padrone Gesù: delle bellezze di Roma, ma soprattutto dei suoi poveri.          

Il pensare che di tutto è padrone Gesù animi oggi noi, come ieri te, alle più grandi speranze anche riguardo alla nostra vocazione.

Con affetto filiale

Maria di Gesù

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