IL PRIMO PASSO DI UN LUNGO CAMMINO

05
Feb

Caro lettore, in queste righe vorrei raccontarti qualcosa delle mie prime settimane come operatrice volontaria di servizio civile presso Villa Savardo

Premetto che qualche anno fa ho svolto uno dei tirocini universitari presso la Comunità Armonia, comprendendo in prima persona la complessità del servizio e mettendomi in gioco in un mondo che non conoscevo ma che mi affascinava. È per questo motivo che è nato in me il desiderio di approfondire questa esperienza ed ho visto nel servizio civile un’opportunità: un’opportunità per continuare ad arricchire un percorso di studi che mi porterà ad essere un’assistente sociale ed un’opportunità per entrare in contatto con delle persone e con le loro storie. Perché è questo che fa la differenza. Già dai primi giorni di servizio presso la Comunità mamma-bambino IRIS non ho incontrato degli utenti, ma delle persone. Donne e bambini vittime di chissà quali e quante violenze, sopravvissuti a torti che nessuno meriterebbe di vivere: insomma, persone che nonostante si siano trovate ad affrontare sfide che molti di noi nemmeno riescono ad immaginare, sono ancora in grado di sorridere. È stata questa la sorpresa più grande che mi ha stupita nei primi giorni.

Dentro di me, prima di iniziare il servizio, avevo determinate aspettative… pensavo che avrei trovato persone ferite e per questo diffidenti e schive nei miei confronti. Mi aspettavo insomma di dover faticare per strappare una chiacchiera, una risata, una confidenza… ma non è stato così. Davanti a me si sono presentate persone sì ferite, ma gentili. Persone che stanno affrontando un percorso di riscatto delle proprie vite e che nonostante tutto trovano la forza di ripartire. 

È questo che mi ispira e mi riempie il cuore ogni giorno, la spensieratezza nel gioco di un bambino e la forza silenziosa dentro ogni donna. Sento che sarà un anno intenso, fatto di emozioni e di esperienze di vita ed è per questo che sono certa di aver fatto la scelta giusta nell’intraprendere questo cammino. 

Concludo riportando una poesia di una poetessa di origine indiana a cui ho pensato riflettendo su questi giorni.

“Cosa c’è di più forte

del cuore umano

che si schianta di continuo

e ancora vive.”

Rupi Kaur

Ilaria Giaretta

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