Il frutto di una lunga camminata

02
Ago

In questo numero di Vita Nuova, che mette al centro la stagione dell’autunno, vogliamo porre l’attenzione sui frutti della fede. Ci è sembrato significativo nella nostra Famiglia religiosa guardare a quelle sorelle che, non più giovani, almeno anagraficamente, hanno trovato in questa età della vita nuove opportunità di incarnazione del carisma, personalmente e comunitariamente. In questo senso ci è parsa molto bella la storia e l’esperienza di sr. Alberta Lobba, suora orsolina originaria di Fara Vicentina, che dopo molti anni di servizio spesi come apprezzata cuoca e preziosa “factotum” nelle comunità di Vicenza e di Villa S. Carlo (Costabissara), a 65 anni ha accolto la proposta di partire come missionaria per il Mozambico.

Abbiamo raccolto la sua testimonianza e dialogato con lei su questa terra nella quale sta mettendo a frutto le sue capacità e realizzando un sogno che portava nel cuore.

Carissima sr. Alberta, una storia speciale la tua…

Si, sono venuta in Mozambico per un’esperienza di sei mesi nel 2002 e poi vi sono ritornata nel 2004. Da sempre avevo sognato di essere missionaria in terra africana e quando meno me l’aspettavo è arrivata l’opportunità. Per sette anni come comunità abbiamo lavorato con la parrocchia di Gondola, nella diocesi di Chimoio, ma da un anno e mezzo siamo a Dondo, nella diocesi di Beira.

La parrocchia di Dondo è costituita da tre zone con 24 comunità. Sono presenti tre padri saveriani e noi quattro suore orsoline. I padri ci stanno introducendo bene nelle attività della parrocchia.

Una delle suore lavora all’università di Beira e anima qualche gruppo; un’altra è più presente a livello sociale, anima diversi gruppi ed ha una presenza anche a livello diocesano; una si occupa particolarmente della catechesi. Io sto lavorando con il gruppo di “pastorale della salute”.

Da Gondola a Dondo: diocesi, parrocchie e persone diverse; ciò che le accomuna è la positività, il sacrificio, la laboriosità, il non misurare il tempo nelle celebrazioni ricche di canti e danze, che coinvolgono tutto il corpo di chi vi partecipa. A Chimoio ciò che garantisce la vita è il granoturco, mentre a Dondo è il riso…

E’ interessante questo tuo guardare la realtà a partire dai prodotti della terra…

Differenti colture e culture aiutano a scoprire e ad approfondire il senso dell’esistenza e la grandezza del nostro Creatore e aiutano a rendersi conto dei problemi. In Mozambico la terra non si vende e non si compra, ma a Dondo, e non solo, il governo sta vendendo grandi estensioni di terreno (quello dove si produce il riso) a degli stati stranieri togliendo alle famiglie la possibilità di sussistenza.

E’ una dinamica che si vede in molte realtà africane che hanno vissuto sotto il dominio della colonizzazione.

550 anni di colonialismo, senza istruzione, senza possibilità di scelta, hanno reso il popolo africano non responsabile della propria esistenza. I colonizzatori davano lavoro e cibo e quindi i mozambicani non erano stimolati.

L’Africa è ricchissima: risorse minerarie di ogni tipo e in grande quantità, ma le multinazionali la stanno sfruttando. Il 70% del rame che l’Italia usa viene prodotto qui. L’Eni sta perforando per l’estrazione del petrolio e con essa anche altre multinazionali. Questa nuova colonizzazione sta influendo sul popolo che ancora non è in grado di fare le proprie scelte. I lavoratori che estraggono l’oro non sono protetti, molti rimangono uccisi e sepolti. I beni che ci offrono per loro non hanno prezzo: il bisogno e l’ignoranza, accompagnati alla corruzione portano a fare dei contratti disumani, perché le multinazionali hanno il coltello dalla parte del manico.

Recentemente sentiamo parlare di una ripresa di scontri in alcune aree del Mozambico, dopo anni di difficile processo di pacificazione con gli accordi di Roma che hanno sancito la fine della guerra in quel paese e messo a tacere le armi di Renamo e Frilimo.

Il governo mozambicano in effetti sta faticando a trovare la chiave per un dialogo costruttivo con l’opposizione: a volte sembra che favorisca e voglia il dialogo, altre volte invece

appare il contrario e negli ultimi mesi si è arrivati anche ad avere degli scontri armati, ci sono stati disordini ed anche dei morti. Qualche mese fa hanno assaltato un deposito di armi e si sono avuti sette morti, oltre ai cinque del mese precedente in una zona vicina.

Da Dondo passa l’unica strada che collega la capitale Maputo a Beira e la polizia deve scortare i mezzi che transitano. Chi sono i colpevoli? Sempre gli altri! Dove sta la verità? Ci sono ricatti e minacce da entrambe le parti, da chi sta al governo e da chi è invece all’opposizione.

Noi in questo contesto ci sentiamo impegnate a vivere e trasmettere fiducia, il valore del perdono per poter costruire e mantenere la vera pace.

E’ possibile un cambiamento positivo, secondo te?

Pensa che nelle scuole del Mozambico, tutti gli alunni, almeno una volta a settimana, iniziano le lezioni cantando l’inno nazionale. Il ritornello dice:

Moçambique nossa terra gloriosa

Pedra a pedra construindo um novo dia

Milhoes de braços, uma só força

Oh pátria amada, vamos vencer.

E milioni di braccia stanno lavorando sodo per costruire una nazione migliore. Noi siamo inserite in questa cultura, abitiamo questa terra.

Io, come dicevo, mi occupo della pastorale della salute. Fin da Gondola ho imparato ed applicato il metodo di bio-energetica per scoprire e curare le malattie. Ci stiamo preparando anche qui per fare un lavoro serio.

Spero presto di avere la possibilità di avere due sale, una per l’attesa degli ammalati ed un’altra per collocare le erbe curative.

Puoi raccontarci qualcosa di questa tua esperienza?

In ogni comunità esiste il gruppo della carità, che al giovedì pomeriggio fa visita agli ammalati: io mi sono aggregata. E’ interessante: all’inizio fanno un canto, una riflessione ed una preghiera. Se l’ammalato è povero offrono del riso che viene raccolto durante l’offertorio di una S. Messa dedicata specificamente a questo scopo.

In una di queste visite ho conosciuto Augusto, che da vent’anni soffre di lebbra; vive in una casetta in mezzo alle altre e le persone vanno a trovarlo. Non stava molto bene, ho preso contatto con l’ospedale, ho fissato un appuntamento e poi ci siamo incontrati dal medico. Qualche giorno dopo gli ho portato le erbe e la pomata che ho fatto, adatta per lui. Dopo tre giorni già si sentiva meglio. In questo mi sembra di vivere il carisma delle nostre prime sorelle.

Non posso, ad esempio, dimenticare i genitori che accolgono la nascita di una figlia cieca, probabilmente nata così a causa della malattia venerea dei genitori stessi. Come ricordo Mario e la sua famiglia: la sua spina dorsale non ha retto al rovesciamento del camion che gli aveva dato un passaggio. Il suo letto è una stuoia sul pavimento… e come lui tanti altri.

Hai imparato qualcosa anche dalle donne?

In terra mozambicana ho scoperto la profondità del salmo 125 osservando la laboriosità delle donne che la rispecchiano benissimo. Vedo in loro la seconda parte del versetto 6 (“… nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni”), quando ritornano allegre, con passo veloce, portando in testa il frutto del loro lavoro. Dopo un duro lavoro e un lungo cammino finalmente hanno realizzato il sostentamento per la loro famiglia!

Mi auguro che anche la mia lunga camminata mi conceda di arrivare gioiosa e con passo veloce, affidando a Dio quei prodotti che con il suo aiuto sono riuscita a realizzare. Per tutto rendo grazie a Dio.

 Intervista a sr. Alberta Lobba

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