Famiglia carismatica in formazione, per continuare a camminare insieme nel solco tracciato da Madre Giovanna
Corresponsabilità nel carisma è stato il tema dell’incontro di sabato 14 febbraio 2026 a Breganze, che ha riunito laici e religiose per un tempo di formazione e riflessione comunitaria. Madre Maria Luisa Bertuzzo ha accolto tutti con affetto e disponibilità: siamo arrivati da tutta Italia convocati per fare un passo in avanti intorno al carisma di Madre Giovanna che si esprime in tutta la sua bellezza e ricchezza nella famiglia carismatica. Ci è diventata chiara una cosa: “Il carisma è un dono, e il luogo privilegiato nel quale esso opera nella sua interezza è la Famiglia carismatica, dove la custodia di quel dono è una responsabilità condivisa tra laici e religiose nel rispetto della propria vocazione e della propria identità” (Nunzia Boccia). A partire da questo, una rappresentanza per ogni espressione laicale, Kar.in, Am.Or, Amici di Villa Savardo, Associazione Presenza Donna e dipendenti, attraverso il discernimento comunitario è stata invitata a Breganze dopo una formazione personale fatta con la lettura e lo studio di materiali utili a comprendere il cammino laicale e la partecipazione al carisma, cammino che la Chiesa già da tempo ha avviato e riconosciuto. L’espressione “famiglia carismatica” ci risuona dal capitolo generale del 2022, ma a questo concetto era necessario dare un significato univoco o quanto meno crescere in una consapevolezza comune; era necessario capirne il senso e comprendere che ci sono diversi modi di appartenere e di partecipare ad un carisma. Siamo stati guidati da Nunzia Boccia, responsabile della famiglia carismatica di Giuseppe Murialdo: una testi-mone appassionata di come una laica può sentire suo il carisma nato per una congregazione religiosa ma è anche preparata sui contenuti e le forme che da anni sono oggetto di riflessione e confronto su questo tema. Ci ha provocato l’invito ma in modo particolare il metodo: non siamo andate all’incontro da spettatrici, da persone che ascoltano soltanto e ricevono nuove acquisizioni, ma siamo state invitate ad arrivare lì dopo esserci documentate e confrontate personalmente con i contenuti che ci sono stati offerti. Abbiamo preso in mano testi impegnativi, densi, che hanno richiesto pazienza nel comprendere e disponibilità a lasciarsi scomodare ma certamente hanno anche suscitato curiosità e interesse. Sì, siamo state chiamate a leggere ma anche a por-ci domande… a confrontarci con un modo diverso di esserci, non come aiutanti delle suore ma come persone che si lascia-no interpellare da un carisma e che potrebbero essere chiamate ad assumerlo per arricchirlo con la propria esperienza di vita, con la propria vocazione e con la propria professionalità. Modi e mondi diversi che nella spiritualità, nella missione e nella competenza lavorativa rispondono a un unico carisma, che per noi ha la forma del Cristo servo nella promozione umana e cristiana della donna e l’obiettivo di vivere il Vangelo dell’incarnazione là dove il Signore ci ha poste e posti. È stato un pomeriggio molto bello e intenso, perché è sempre una gioia incontrarsi e rivedere persone che ci sono diventate famigliari perché vivono lo stesso progetto, anche se il vero punto di forza è stata la tematica affrontata: oltre ad essere molto interessante è davvero motivante per un cammino condiviso. Nunzia Boccia ci ha indicato alcune prospettive che bene si agganciavano con la preparazione fatta precedentemente da ciascuno, e si è focalizzata su alcune espressioni/ immagini che tracciano una prospettiva, un orizzonte. Innanzitutto un cambio di vedute: da Pietro e Giovanni al sepolcro, ai discepoli di Emmaus che camminano per la via. Nella convinzione comune, supportata an-che da letture teologiche, la vita religiosa rimane in prima linea, quella che ha ricevuto il dono carismatico ma che il peso degli anni rende più lenta (Pietro), mentre i laici sarebbero quella profezia nuova, giovane e capace di slancio (Giovanni) che però deve attendere la conferma dell’istituzione. Questa visione ci è stata sovvertita: non c’è chi viene prima e chi viene dopo perché una vocazione ha più valore di un’altra, ma lo Spirito dona a tutti intuizioni generati-ve. E allora c’è un “noi” che rende tutti equamente responsabili della crescita e dello sviluppo di un carisma. La questione allora è un’altra: mi sento chiamata/o dallo Spirito a riconoscere nelle intuizioni di Madre Giovanna un modo di essere Chiesa che corrisponde a una mia personale sensibilità? Il mio essere credente trova nel carisma delle suore Orsoline un modo per esprimersi al meglio? Ci sono sembrate particolarmente illuminanti le parole che Nunzia stessa ha scritto in uno degli articoli studiati: “Il carisma appartiene alla Chiesa, alla famiglia e non all’istituto. Dove «appartenere» non vuol dire proprietà, uso esclusivo, possesso, ma luogo di una custodia responsabile. Questo cambiamento nel concetto di proprietà chiede, esige, di rileggere una relazione, uno stile. Nella famiglia non si perde la propria identità ma nella famiglia questa si specifica e si esalta”. Sono risuonate tante parole con cui confrontarci nel prossimo cammino: accoglienza, relazione, custodia, pazienza, disponibilità a vedere il positivo, tenerezza… ogni grande cammino comincia con piccoli passi ma fatti insieme e con la concreta disponibilità a ripartire anche dagli errori, dalle ferite, dalle crepe che, nel Signore, possiamo sanare con fili d’oro che rendono ancora più preziosa l’opera d’arte.
Ci interpellano parole come collaborazione e corresponsabilità tra laici e religiose, perché una famiglia carismatica cresce e si sviluppa se al suo interno convergono sguardi diversi, con modalità, strumenti e tempi diversi, ma tutti tesi verso un comune obiettivo. Ci emoziona rievocare il sogno di Giuseppe quando l’angelo lo invita a credere in Maria perché quello che sta accadendo viene da Dio: credere nei sogni è una sfida anche oggi! Ancora Nunzia Boccia ci ricorda che “più che parlare del carisma, oggi dovremmo parlare secondo il carisma. Il carisma, infatti prima che essere un contenuto, una definizione, è fonte di vita, di ispirazione che si fa stile, modo di sentire. Il carisma va, quindi, assecondato e non definito, precisato, difeso”, proprio come i sogni! Ci sprona il fatto che il carisma incarnato in un momento storico da un istituto religioso è soprattutto un dono dato da Dio ad un fondatore o una fondatrice, ma è anche un dono per la Chiesa; per questo motivo, “prima di tutto, non va vissuto come una proprietà esclusiva, come un tesoro da custodire gelosamente. Il carisma, «dono dello Spirito», è per l’utilità comune”. Questo ci vede tutti coinvolti nel continuare la riflessione insieme. Questo incontro è stato solo l’inizio di un processo a cui ciascuno può parteci-pare secondo la propria specifica chiamata, e dove «condivisione del carisma» non ci deve portare a pensare a una realtà da dividere, da parcellizzare rischiando di impoverirlo, ma bensì vivere con l’altro un’esperienza comune, una ispira-zione comune che ci fa riconoscere fratelli e sorelle nella diversità, che fa comunione nei differenti stili di vita.
Il lavoro in gruppi ha poi permesso a ciascuno di mettersi in gioco con le proprie domande, riflessioni, scoperte, desideri che insieme a quelle degli altri hanno portato alla definizione di sei temi sui quali vorremmo costruire, nel prossimo futuro, un cammino formativo insieme per crescere come famiglia carismatica: “È il momento del noi, è il momento del camminare insieme per servire la nostra Chiesa alla luce dello stesso carisma”.
Rina Giordani, Tiziana Spinosi, Giosy Rustico



