Mulieris Dignitatem: un apprezzamento

02
Ago

Nel 1988, Giovanni Paolo II presenta al mondo una lettera che invita a riflettere sulla dignità e vocazione della donna, diretta a tutti i figli e figlie cristiani/e cattolici/che. Già nell’introduzione afferma che questo tema è stato motivo di riflessioni speciali e rilevanti negli anni recenti.

Il documento, all’inizio, offre un’esposizione su Maria, Madre di Dio, seguita da una riflessione biblico-teologica sull’immagine e somiglianza di Dio, enfatizzando l’uguale dignità fra uomini e donne “fin dal principio”. Il quarto capitolo sorprende con il tema/titolo: Maria-Eva, dove il Papa mette in evidenza la situazione provocata dal peccato, di cui Eva è la rappresentante e Maria, madre di Dio, “la nuova creatura”, è colei che è la “piena di grazia”, puntando così verso una Nuova Alleanza iniziata e resa possibile con il suo “sì!”. Il documento è realmente molto bello, ma le immagini femminili del peccato e della santità – sperando che siano immagini – sono state addossate sulle spalle delle donne e ci angustia lo stereotipo che  attraverso di noi entrò il peccato nel mondo e attraverso Maria – la vergine/madre – è stato vinto. Due modelli che l’orizzonte culturale e religioso ci presenta: uno per essere evitato; l’altro per essere seguito.  Ambedue di grande profondità teologica, ma molto complessi nella loro concretezza antropologica.

I diversi approcci teologici contenuti nel documento innalzano la maternità  (cfr. MD nn. 18-19); la verginità (MD n. 20); la tenerezza di Gesù per le donne del suo tempo e la conseguente denuncia della cultura pa-triarcale/maschilista.

La bellissima immagine della Chiesa/sposa di Cristo (cfr. MD n. 27) riscalda il cuore del lettore e riempie di speranza l’anima di tante donne, soprattutto quelle che sono inserite nei  differenti ambiti pastorali.

Quale speranza? La speranza che una luce appaia all’orizzonte e indichi nuove relazioni – veramente umane e cristiane – nuovi comportamenti, nuovi paradigmi per le generazioni future, soprattutto nelle nostre comunità ecclesiali. La cultura occidentale, in ciò che ha detto riguardo alla donna, non è stata molto generosa! La storia è testimone della discriminazione, della svalutazione, della sottomissione e della violenza contro le donne in tutte le sfere sociali. Nella Chiesa non è stato molto diverso.

Il documento Mulieris Dignitatem è portatore del riconoscimento pubblico da parte della Chiesa e della sua gerarchia – composta solo di uomini – del valore, del rispetto e della dignità della donna, della sua singolare differenza, dell’effettiva capacità di azione nel mondo; rafforza la sua ineguagliabile capacità di amare – secondo il documento è la sua vocazione per eccellenza – di servire, di donarsi, di annullarsi per l’oggetto amato, quando c’è bisogno. Ma quella speranza, unita all’aspettativa iniziale, che si aprissero nuovi orizzonti, mi pare sia rimasta ancora qualche cosa da desiderare.

Sappiamo bene che la donna ha molte altre capacità e carismi oltre a quello della maternità, della cura domestica-familiare �” sacrario della vita! �” della sposa sottomessa e obbediente nel timore di Dio. La donna si è inserita nell’ambito amministrativo, imprenditoriale, po-litico, culturale, artistico, della ricerca scientifica, della salute… Ha conseguito in differenti sfere sociali dei cambiamenti significativi, grazie alla sua capacità di osservazione, di valorizzare i dettagli, di attenzione al tutto, di sensibilizzarsi con l’Altro. In molte in-dustrie la presenza della donna in alcuni settori fa la differenza: lo stesso succede, o potrebbe succedere nello spazio ecclesiale. Ma quello che si percepisce in molte comunità è un’attuazione timida, controllata, timorosa, per non dire sottomessa, soprattutto quando la donna è capace di pensare da se stessa.  Nella realtà brasiliana le donne rappresentano la maggioranza delle nostre chiese. Loro sono rilevanti nella catechesi, nella presenza e nei ministeri liturgici, nella formazione pastorale e teologica, nelle pastorali sociali, nel volontariato, infine nei servizi di conservazione e pulizia dei nostri luoghi di riunione. Ma questa grande presenza non è considerata quando si tratta di decidere, di rappresentare, di coordinare, di celebrare e di parlare a nome della Santa Chiesa Cattolica. Per fortuna esistono delle eccezioni! Ci sono vescovi e presbiteri che non si sentono minacciati nel condividere con le donne alcuni incarichi di potere.  Esistono molti preti che valorizzano le donne, lavorano con loro in un clima di reciprocità che edifica e arricchisce la nostra evangelizzazione. È giusto che si parli di questi amici che hanno capito il bellissimo messaggio di questo documento. Ma altri, semplicemente ignorano, sono indifferenti a questa realtà, e questa indifferenza rafforza l’ideologia patriarcale e maschilista nelle nostre chiese.

Manca molto ancora!…Fintanto che la lettera apostolica Mulieres Dignitatem non è ben capita e fraternamente vissuta, nell’indicare la maternità, la verginità e la capacità di amare senza misura come vocazione della donna, essa può servire a rinforzare la sua presenza domestica, il suo ruolo di sposa e madre nello spazio privato della casa, che per tanti secoli ci è stato attribuito dalla cultura. Il passaggio dal privato al pubblico è difficile e sofferto.

Nel citare il passaggio della lettera agli Efesini (5,21-33), il documento offre una sfida ermeneutica sulla reciprocità. Veramente, la sottomissione reciproca è qualche cosa di impraticabile. La reciprocità esclude la sottomissione, questa può essere successiva e alternata, mai reciproca… Quello che il testo vuole indicare è l’attitudine che si deve avere di fronte a Dio, e presentare la superiorità di Cristo. In un contesto dove le donne erano culturalmente inferiorizzate a causa di situazioni sociali gerarchiche, quello che risalta ora è la forza del Vangelo. A partire da Gesù, le relazioni umane sono soggette a un nuovo ordine. Anche  in Col. 3,18 Paolo non rinforza la sottomissione del più debole al più forte, ma esorta a trasformare il significato della relazione. Questa è l’ammirabile sfida che gli autori neotestamentari ci presentano, questa è la sensibilità geniale dell’autore della lettera agli Efesini: senza evitare i dati della realtà, ma anche senza ridurre la forza del Vangelo, egli rileva che quelle situazioni di forza sono vere dimostrazioni di assenza di amore. Il testo suggerisce la trasformazione della superiorità maschile in responsabilità amorosa che solo l’amore rivendica (cfr. Ef 5,25). Ma sarà questa l’ermeneutica scelta e compresa dai lettori della MD?

È giusto nominare anche la presenza delle religiose nelle nostre comunità, soprattutto nel nostro continente latino/americano. Sono donne coraggiose che intrepidamente osano annunciare la Buona Notizia del Vangelo nei luoghi più nascosti, dove ancora non è arrivato. Molte lasciano la loro patria, la sicurezza familiare e i loro sogni per impegnarsi in un progetto sociale più giusto, più gioioso e felice, perché credono che un altro mondo è possibile. Queste donne necessitano di una maggiore valorizzazione, del riconoscimento della loro vocazione e della loro dignità femminile.

 Molte cose sono successe in questi vent’anni di esistenza della MD. Abbiamo attraversato molti cambiamenti in diversi aspetti, ma le donne, tanto laiche quanto religiose, devono lottare ancora molto per assicurare un loro spazio, pagando alti prezzi per mantenerlo. Il riconoscimento della nostra dignità e vocazione, tanto meravigliosamente descritto, non sempre è testimoniato nel quotidiano ecclesiale.

Voglia Dio che possiamo vivere nuove relazioni nel seno della nostra Chiesa, basate sulla gratuità e sull’amore fraterno, lontano dalle discriminazioni di sesso e di genere, dove si possa fare l’esperienza della ricchezza delle nostre differenze e della bontà del Suo Amore.

 

                   Maria Joaquina Fernandes Pinto

                   Teologa  brasiliana 

  

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