IL SABATO SANTO: IL SILENZIO E LA NOTTE

03
Apr

Dov’è Dio? Questo giorno si riempie di silenzio, come se il tempo scorresse troppo lentamente, si rischia l’immobilità, e risuona una voce interiore che al bordo del precipizio rischia il vuoto. Dov’è Dio? La domanda esistenziale di chi perde di vista l’orizzonte, perché è notte. E nelle tenebre, mentre sembra tutto fermo, percepisci un impercettibile soffio di vento e scopri che Dio si trova nel filo sottile del silenzio, e nella notte, il silenzio si fa incontro con una Presenza. Nel silenzio inevitabilmente ascolti Dio che ti dice: “apri gli occhi, io sono proprio dove tu pensi di avermi perso! Sono nel buio del dolore per ricordarti che ti stringo a me, sono nella tua paura per invitarti a non temere, sono presenza nella solitudine per dirti io sono con te, sono tra le tue lacrime per dirti che ti sollevo come alla mia guancia, sono davanti alla tua tentazione a cedere per dirti che tutto è amore!”

E in questo giorno silenzioso in cui il mondo non ha saputo riconoscere Dio in mezzo a noi, in questo silenzio assordante ci affidiamo alle mani amorose di chi ha dato tutto con infinita tenerezza di Madre, a chi c’è sempre stata, con tutta se stessa: Maria è silenzio perché solo il Figlio è Parola.

Risuonano oggi le parole dell’omelia nell’ufficio delle Letture della liturgia delle ore di questo sabato santo: «Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta», per noi, ad ogni uomo e donna della terra, a chi c’era, c’è e ci sarà, per noi in questo silenzio il Signore ci salva.

«Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te. Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

E allora oggi, più che mai stiamo accanto a Maria, le nostre parole sono così ovvie, già dette, a volte senza anima…

Santa Maria, donna del silenzio,
ammettici alla tua scuola.
Tienici lontani dalla fiera dei rumori
entro cui rischiamo di stordirci,
al limite della dissociazione.
Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie,
che ci fa sordi alla “buona notizia”.
Rendici operatori di quell’ecologia acustica,
che ci restituisca il gusto della contemplazione
pur nel vortice della metropoli.
Persuadici che
solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita:
la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte.
Un’ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima.
Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce,
il silenzio di Dio,
non ti allontanare dal nostro fianco nell’ora della prova.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per direi parole d’amore!
E sentiremo sulla pelle i brividi della Pasqua.

Sia anche per noi…un sabato di silenzio per sentire ancora più forte il grido della Vita!

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