Radcliffe: “Sì alle donne diacono. Io progressista? Le etichette vanno bene per le marmellate”

16
Feb

Intervista di Iacopo Scaramuzzi de La Repubblica al cardinale inglese scelto da Francesco per le meditazioni che hanno introdotto il Sinodo (ora raccolte in un libro) e da Leone, suscitando i malumori dei conservatori, per aprire il Concistoro. I due Papi? Sono “perfettamente complementari”

La “straordinaria creatività” di Francesco e il “ministero di unità” di Leone sono “perfettamente complementari”. Ne è convinto il cardinale Timothy Radcliffe, il domenicano al quale Prevost ha affidato, tra i malumori dei conservatori, la meditazione introduttiva del Concistoro che si è da poco svolto in Vaticano. Il porporato inglese chiede attenzione per chi si sente “a disagio” di fronte ai cambiamenti, ma rilancia il coinvolgimento dei laici e il diaconato per le donne.

Nel libro “La sorpresa della speranza. Meditazioni su una Chiesa in cammino” (Libreria editrice vaticana) che raccoglie i suoi interventi al Sinodo del 2024, in libreria dal 21 gennaio, afferma che il principale nemico della Chiesa oggi non sia l’ateismo ma l’indifferenza: è una tendenza irreversibile?

“Il vento è già cambiato. In molti paesi occidentali, ad esempio, Francia, Belgio, Stati Uniti e Regno Unito, i giovani, soprattutto i giovani uomini, stanno abbracciando il cristianesimo, soprattutto il cattolicesimo. È“il risveglio silenzioso”. È quasi inevitabile, perché in ogni cuore umano, per quanto sepolto in profondità, c’è una sete del vero significato dell’esistenza umana che è quell’amore infinito che chiamiamo Dio. È una cosa inestinguibile e quindi anche se ci possono essere momenti di indifferenza o persino ostilità verso la religione, questa sete di trascendenza tornerà a emergere. È radicata nella nostra umanità”.

La “straordinaria creatività” di Francesco e il “ministero di unità” di Leone sono “perfettamente complementari”. Ne è convinto il cardinale Timothy Radcliffe, il domenicano al quale Prevost ha affidato, tra i malumori dei conservatori, la meditazione introduttiva del Concistoro che si è da poco svolto in Vaticano. Il porporato inglese chiede attenzione per chi si sente “a disagio” di fronte ai cambiamenti, ma rilancia il coinvolgimento dei laici e il diaconato per le donne.

Nel libro “La sorpresa della speranza. Meditazioni su una Chiesa in cammino” (Libreria editrice vaticana) che raccoglie i suoi interventi al Sinodo del 2024, in libreria dal 21 gennaio, afferma che il principale nemico della Chiesa oggi non sia l’ateismo ma l’indifferenza: è una tendenza irreversibile?

“Il vento è già cambiato. In molti paesi occidentali, ad esempio, Francia, Belgio, Stati Uniti e Regno Unito, i giovani, soprattutto i giovani uomini, stanno abbracciando il cristianesimo, soprattutto il cattolicesimo. È“il risveglio silenzioso”. È quasi inevitabile, perché in ogni cuore umano, per quanto sepolto in profondità, c’è una sete del vero significato dell’esistenza umana che è quell’amore infinito che chiamiamo Dio. È una cosa inestinguibile e quindi anche se ci possono essere momenti di indifferenza o persino ostilità verso la religione, questa sete di trascendenza tornerà a emergere. È radicata nella nostra umanità”.

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Inizialmente lei pensava che la grande sfida fosse superare l’opposizione tra conservatori e progressisti presente al Sinodo, col tempo ha scoperto che c’è una “questione critica ancora più fondamentale”, ossia le diversità culturali all’interno della Chiesa: come possono coesistere senza un conflitto distruttivo?

“La polarizzazione tra cosiddetti “tradizionalisti” e “progressisti” è estranea al cattolicesimo. La nostra fede torna sempre ai Vangeli e alla tradizione per rinnovarsi, ma la nostra fede ci spinge anche in avanti, alla sete di giustizia e pace. Alcuni possono essere moderatamente più conservatori o progressisti ma non può esserci un’opposizione radicale tra l’amore per l’antico e la fame di nuovo. Questa è la fruttuosa tensione che anima la nostra fede. In realtà c’è solo un piccolissimo numero di persone che cadono in questa trappola, sebbene facciano molto rumore! Ma l’incontro tra culture diverse è sempre stato parte della vitalità della nostra Chiesa e di Israele prima ancora. L’ebraismo è stato profondamente influenzato dalla saggezza egizia e greca, dalla mitologia assira, dal diritto persiano e romano. La differenza è fertile anche se a volte è una sfida! Senza la diversità culturale di cui siamo stati testimoni al Sinodo la Chiesa sarebbe morta. In effetti nessuna cultura umana può essere autosufficiente senza inaridirsi”.

Pensa che papa Leone XIII continuerà l’impulso sinodale di papa Francesco o lo correggerà?

“L’impulso sinodale è in continua evoluzione. È un processo di cui non possiamo prevedere i frutti. Questo è ciò che intendeva Francesco quando diceva che bisogna preferire il tempo allo spazio. Papa Leone XIII sta già portando avanti la sinodalità in modo entusiasmante. Il Concistoro che si è tenuto di recente è stato profondamente sinodale, con i cardinali che hanno votato sugli argomenti che desideravamo discutere. Ho trovato l’esperienza profondamente incoraggiante”.

Leone l’ha invitata ad aprire il Concistoro con una meditazione e alcuni blog cattolici conservatori hanno protestato, forse considerandola troppo progressista.

“Chiunque mi consideri semplicemente un “progressista” non ha capito i miei libri e i miei articoli. Di solito chi mi condanna non ha nemmeno letto una parola di ciò che scrivo. Come cattolico non posso accettare di essere messo in una scatola così piccola. Come ha scritto il romanziere australiano Richard Flanagan, le etichette vanno bene per i barattoli di marmellata non per gli esseri umani. L’obiettivo principale della mia predicazione negli ultimi vent’anni è stato quello di invitare le persone a superare questi ristretti confini ideologici nell’ampio spazio universale del cattolicesimo”.

Lei riconosce che c’è scetticismo nei confronti della sinodalità soprattutto tra i preti: sentono come se stessero perdendo potere? Come rispondere?

“Alcuni preti temono che l’ascolto reciproco, che è il cuore della sinodalità, possa indebolire la loro autorità. È comprensibile soprattutto perché tutte le istituzioni – democrazia, diritto, mondo accademico, stampa – stanno subendo una crisi di autorità. Ma noi sacerdoti e vescovi acquisiremo autorità solo se ascolteremo il Popolo di Dio, avendo fiducia che anche loro hanno ricevuto lo Spirito Santo e hanno saggezza da condividere. L’autorità non è un gioco a somma zero. Più noi preti accettiamo l’autorità dei laici e maggiore sarà l’autorità che avremo”.

Papa Leone ha ripetutamente affermato di voler lavorare per l’unità della Chiesa: pensate che Papa Francesco abbia messo a repentaglio questa unità?

“Papa Francesco ha parlato con una meravigliosa vivacità che ha fatto piacere a tante persone, e ha allarmato alcuni. La Chiesa aveva bisogno della sua straordinaria creatività, del suo appassionato impegno a cambiare le cose, se andava rinnovata. Ora abbiamo bisogno del ministero di unità di papa Leone, superando la divisione per riportare a casa coloro che si sentivano minacciati da papa Francesco. I loro ruoli sono perfettamente complementari”.

Parliamo di due questioni scottanti: lei ammette che Fiducia Supplicans, il documento di Francesco che consente la benedizione delle coppie gay, “ha provocato indignazione e rabbia tra molti vescovi in ​​tutto il mondo”: come può la Chiesa accogliere questi sentimenti e allo stesso tempo accogliere evangelicamente i fedeli LGBTQ+?

“Questa è una domanda importantissima! Francesco ha costantemente insistito sul fatto che tutti sono benvenuti. Tutti, tutti, tutti. La Chiesa è la casa di tutti. Ma prima che venga proclamata una dichiarazione come Fiducia Supplicans, le voci di coloro che sono a disagio devono essere ascoltate e comprese. Ci sarebbe dovuto essere un processo più sinodale – di ascolto reciproco – prima della formulazione del documento. Date le nostre differenze culturali, penso che il documento finale del Sinodo, accettato dalla stragrande maggioranza dei partecipanti, fosse chiaro nell’accogliere le persone che si sentono ai margini della Chiesa”.

Ha scritto: “Sono totalmente a favore dell’ordinazione diaconale delle donne, non vedo alcun argomento teologico convincente contro”: pensa che il Magistero sarà d’accordo con lei, prima o poi?

“Non ne ho idea. Sono solo una voce nella discussione ed è doveroso che io ascolti con attenzione coloro che non sono d’accordo con me e impari da loro. Capisco le riserve di papa Francesco che diceva di voler “declericalizzare la Chiesa e non clericalizzare le donne”. Ma sono profondamente solidale anche con la frustrazione delle donne che sentono che la loro voce e la loro autorità non vengono sufficientemente ascoltate. Sono comprensibilmente impazienti che le cose cambino. Inoltre non dobbiamo sottovalutare l’enorme aumento dell’autorità femminile nella Chiesa, soprattutto grazie a così tante eccellenti teologhe, e anche i progressivi cambiamenti apportati da papa Francesco nel nominare donne in posizioni di vertice in Vaticano. Andiamo avanti!”.

Come superare la “polarizzazione” all’interno della Chiesa di cui parla? Rimanendo nel mezzo, trovando un compromesso tra gli estremi?

“Se si cerca solo di rimanere “nel mezzo”, si rischia di allontanare tutti e risultare noiosi. Spesso è più fruttuoso prestare attenzione alle preoccupazioni appassionate delle persone, anche se espresse in termini troppo estremi, ed essere attenti alla verità che hanno a cuore e di cui tutta la Chiesa ha bisogno”.

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