Il Giubileo del 1975 e l’intrattenimento televisivo
“Naturalmente si annuncia un grande exploit televisivo proprio per l’inaugurazione dell’Anno Santo. Ebbene, sia chiaro per gli uomini religiosi che queste manifestazioni pomposamente teletrasmesse rischiano di diventare delle grandi manifestazioni folcloristiche”. Nel settembre 1974, alla vigilia dell’apertura del Giubileo del 1975, esce sul Corriere della Sera l’articolo: I dilemmi di un Papa, oggi, firmato da Pierpaolo Pasolini. Da tempo il poeta-scrittore-regista friulano riflette sull’ormai dilagante presenza della televisione, ed è certamente tra i primi a comprendere il rischio di “omologazione delle menti” che essa avrebbe causato. Intuizione “laicamente profetica”. Nella carrellata di voci poetiche che quest’anno ci hanno raccontato il “loro” Giubileo, la voce di Pasolini si alza polemica, critica, come sempre controcorrente e al di sopra di schieramenti precostituiti. Non è il Giubileo (che scrive sempre con la maiuscola, così come Anno Santo, così come Pontefice) come celebrazione spirituale il suo obiettivo; le sue parole sono un forte messaggio nei riguardi della Chiesa, esortandola “ad attaccare la TV di massa violentemente, con la furia di San Paolo, proprio per la sua irreligiosità di fondo, cinicamente corretta e coperta da clericalismo, a scagliarsi contro la spettacolarizzazione del Sacro e la riduzione del sentimento religioso a una forma di intrattenimento”. Sono parole che non possono non colpirci in profondità e farci riflettere più che mai sulla loro attualità. Agnostico, ma con una carica di personale tormentata spiritualità, Pasolini è attratto da Cristo, da lui visto come figura rivoluzionaria unica nella storia. E il “suo” Cristo del film Il Vangelo secondo Matteo (1964) è ancor oggi una delle opere cinematografiche che più ci interrogano fra tutte quelle che hanno rappresentato la vita di Gesù. Come dimenticare la figura di Maria, novella Pietà che regge tra le braccia il corpo morto del Figlio e che ha il volto di Susanna, la madre del regista? Una scena anch’essa drammaticamente profetica. Tragica, come sappiamo, la fine di Pasolini, proprio alla vigilia della chiusura del Giubileo del 1975. E tra gli amici più cari a lui vicini, legato dalle comuni radici in quell’aspra tenace terra friulana, un’altra voce forte, ardita e profetica, in cui si sposano Poesia e Fede: quella di Padre David Maria Turoldo. E al tramonto del Giubileo della speranza è bello chiudere proprio con alcuni suoi versi che profumano di speranza per tutti, soprattutto per chi ogni giorno la cerca e la invoca: “Voi che credete / voi che sperate / correte su tutte le strade, le piazze / a svelare il grande segreto. / Andate a dire ai quattro venti / che la notte passa / che tutto ha un senso / che le guerre finiscono / che la storia ha uno sbocco / che l’amore alla fine vincerà l’oblio / e la vita sconfiggerà la morte. / Continuate a dire / che la Speranza non ha confini”.
Chiara Magaraggia