Oltre i confini, l’orizzonte diventa incontro

15
Feb

Il viaggio della regina di Saba per incontrare re Salomone, sorgente della fede cristiana in Etiopia

“Nel giorno del giudizio la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone… nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono…”. (Lc 11,31-32)

Se Giona è più o meno conosciuto da molti, quantomeno per la narrazione dei tre giorni vissuti nella pancia del grosso pesce che lo aveva ingoiato mentre andava ad annunciare a Ninive la necessità di convertirsi per non essere distrutta, della regina di Saba la maggior parte non conosce altro che il nome, abbinato forse a una grande ricchezza. Figura di donna importante nella Bibbia ma, come spesso accade, dimenticata più o meno consapevolmente.

Eppure si racconta di lei in due libri della Bibbia (1Re 10,1-13 e 2Cronache 9,1-8) e Gesù ne parla nei Vangeli di Matteo e Luca, affiancandola al profeta Giona e affermando che nel giorno del giudizio condannerà, come Ninive, chi non ha creduto.

Chi era la regina di Saba? L’abbiamo approfondita poco, anche se Gesù dice che potrà alzarsi in giudizio per condannare gli ebrei che non avevano riconosciuto in Gesù il Messia e tutte le generazioni future che non l’avevano fatto.

Dalle poche righe della Bibbia, che raccontano l’incontro della regina del Sud con Salomone, sappiamo che era sicuramente una regina potente e conosciuta e che adorava il dio Sole.

A spingerla a compiere un lungo viaggio per conoscere il re del popolo ebraico è la fama di quest’ultimo, che raggiungeva anche paesi lontani: la saggezza che aveva chiesto al suo Dio e che gli era stata concessa. Lei è disposta a un lungo e faticoso spostamento pur di vedere e ascoltare in prima persona se questa fama di grande conoscenza fosse autentica. Il secondo libro delle Cronache ci dice che era partita con l’idea di porre a Salomone degli enigmi per vedere se li avrebbe risolti, ma poi il testo puntualizza che “gli parlò di tutto quello che aveva nel cuore”, perché al cospetto di Salomone la regina si rende conto che ciò che vale veramente, il motivo per cui aveva viaggiato a lungo era riconoscere la saggezza del cuore. Il re le chiarì tutto quanto ella diceva a tal punto che “restò senza respiro”. L’incontro con un altro tanto diverso come cultura, lingua, luogo e fede a volte si immagina troppo difficile da rinunciare in partenza ancor prima di provare ad ascoltare, di capire; ma se vediamo negli altri “l’immagine di Dio” restiamo senza respiro.

Per la regina di Saba fu così; interrogò, ascoltò, riconobbe la sapienza che proveniva da Salomone, al punto che vide in lui la potenza del Dio del re e proferì una benedizione “Sia benedetto il Signore tuo Dio che si è compiaciuto di te… poiché il tuo Dio ama Israele”.

Il testo conclude il suo racconto dicendo che “Salomone diede alla regina di Saba quanto desiderava e aveva domandato”, e poi lei tornò al suo paese. Alcuni autori ebrei riconoscono in quello che la regina del Sud aveva chiesto il desiderio di avere un figlio con lui, e questo viene ripreso in testi di altre religioni.

Già la regina ci avrebbe detto cose importanti rispetto a questo incontro con Salomone sull’andare verso chi appare lontano da noi, riconoscendo ciò che questa persona può donarci e il bene che Dio ha immesso in ogni essere umano; ma la regina del Sud ci mostra anche altro, perché riesce ad unire popoli e fedi diverse per credere poi nello stesso Dio. È molto di più di quanto appare in questo breve racconto e Gesù l’aveva colto, per questo l’affianca alla missione di Giona che già era ricordato dal popolo ebreo come profeta. Compare in varie parti del Corano, anche se nella sura ventisette, Salomone è descritto come un re devoto ad Allah che invita la regina a convertirsi. Secondo la cultura araba, il confronto tra la regina e Salomone è stato un importante incontro tra due diverse identità, due diverse culture e sapienze. Questo episodio biblico, da noi spesso sottovalutato, è presente nella storia di diverse culture, sia in Oriente che in Occidente, ma acquista un significato particolare per le popolazioni cristiane dell’Etiopia e dell’Eritrea, per le quali riveste un ruolo identitario fondamentale.

Della regina di Saba si racconta in un antico documento sacro, il Kebra Nagast, il libro epico dei re, considerato come il manifesto ideologico dell’Impero cristiano d’Etiopia. In questo libro sacro la regina ha anche un nome, Machedà e da Salomone ha avuto un figlio, il primogenito, incoronato come re con il titolo Menelik I, primo imperatore d’Etiopia. Si narra che dopo un successivo ritorno di Menilik in terra d’Israele, l’Arca dell’Alleanza con le tavole della legge, sia stata trasportata da Gerusalemme fino all’Etiopia e qui conservata. In nessuna parte del mondo, la leggenda della regina di Saba è più viva che in questo paese, e per questo popolo infatti, ella rappresenta il mito fondamentale della loro civiltà.

La stretta relazione tra l’Etiopia e la regina di Saba fece sì che la sua dinastia fosse sempre legittimata e consacrata proprio dai racconti della bibbia. La più antica e completa Bibbia cristiana è considerata proprio la Bibbia etiope, ritrovata in un antico monastero della regione.

L’incontro di due sapienze e saggezze; due modi diversi di porsi come capi di un popolo: nella nostra mente il grande Salomone e la regina straniera che si mette in viaggio per “imparare”.

La storia biblica ci racconta che Salomone presto tradirà la sapienza ricevuta da Dio, il suo letto si trasformerà in un grande harem, il regno vivrà tensioni e lotte, e il “grande” re dimostrerà di non saper più gestire le diversità fino alla divisione del regno che avverrà alla sua morte. Della regina di Saba non ci dice più nulla, ma da altre fonti sappiamo che grazie e lei la fede in Dio entrò in Etiopia e che molti anni dopo la sua morte, poté entrarci anche il cristianesimo.

Forse la speranza ha bisogno non solo di altri orizzonti, ma anche di accogliere orizzonti diversi e lontani che si fanno vicini e chiedono di essere ascoltati.

Donatella Mottin