Gli occhi del Vangelo vedono gli ultimi

05
Ott

L’incontro con sr Geneviève Jeanningros, Piccola Sorella di Gesù amica di papa Francesco e attenta a chi di solito non viene visto

Roma, via della Conciliazione. È il 30 luglio 2025, primo giorno trascorso interamente a Roma per il Giubileo dei giovani, che devo seguire come ufficio stampa della diocesi di Vicenza. Mentre rifletto sui contenuti da pubblicare e su quali mandare alle diverse testate, scelgo di cambiare pullman per seguire altri giovani. Concluso il programma comune si creano i gruppetti per vivere momenti diversi e decido di stare con alcuni ragazzi che già conosco, così da essere agevolata. Usciamo dalla metropolitana B e siamo subito investiti dal caldo infuocato del luglio scorso. La luce è così forte che non riesco a vedere nulla, pur avendo le lenti fotocromatiche. “Ma quella è sr Geneviève!”, esclama una ragazza all’improvviso. Cominciano le domande: ma chi? L’amica di papa Francesco? Nel dubbio di tutti e avendo imparato che è sempre meglio chiedere perché al massimo si riceve un no, comincio a camminare svelta verso una figura minuta, dal passo rapido, evidentemente con un obiettivo ben chiaro da raggiungere. La chiamo. Si ferma e si gira osservandomi con uno sguardo interrogativo mentre i ragazzi ci raggiungono e si dispongono a semicerchio. Spieghiamo di averla riconosciuta e chiediamo una foto. Lei sorride mentre i suoi occhi si illuminano. Il tempo di più scatti, così da esser certi che almeno uno sia bello, e di ringraziarla, poi si riparte verso la nostra meta per quel pomeriggio: San Pietro. Il suo sguardo energico, però, mi trattiene a lei. Rallento dal gruppo, mi scosto verso il centro di via della Conciliazione e la raggiungo. Quando la chiamo, torna a guardarmi ancora con aria interrogativa. Con il cuore in mano ed un po’ di timore le dico: “Anch’io sono una suora e sono anche una giornalista. Non sempre è semplice tenere insieme tutto, per questo spesso penso a lei e alla sua esperienza così particolare”. Il dialogo continua per alcuni minuti a voce, ma sono soprattutto gli occhi di sr Geneviève Jeanningros a colpirmi: due perle blu vivacissime contornate da un viso molto bello, segnato dalle rughe di chi ha incontrato e sostenuto i grandi dolori della vita. Sì, perché questa Piccola Sorella di Gesù francese per 56 anni ha vissuto ad Ostia con i giostrai. Lì ha incontrato le ferite di chi ancora sente di non avere un posto comodo nella Chiesa, una sensibilità che viene da lontano e ha radici nella sua storia. Sr Geneviève è infatti nipote di sr Lèonie Duquet, che insieme a sr Alice Dumon fu sequestrata, torturata e lanciata da un aereo nel dicembre del ’77 dall’esercito della dittatura militare argentina per aver supportato e aiutato un gruppo delle madri di Plaza de Mayo. Divennero le monjas voladoras (le monache volanti).

In fuga dalle pressioni del governo francese, Emilio Massera, capo della marina militare, fece infatti inscenare un finto sequestro delle suore per poi liberarsi dei corpi con un “volo della morte”. A scomparire insieme a Lèonie e Alice fu l’intero gruppo della chiesa di Santa Cruz di Buenos Aires, dove si riunivano clandestinamente le madri. Léonie era consapevole di essere ricercata e pedinata, ma scelse di continuare con coraggio la sua missione.

Lo stesso coraggio di sr Geneviève, che con ferma mitezza ha imparato a guardare il mondo con occhi nuovi, nella continua ricerca degli ultimi. “Papa Francesco ha tanto insistito perché nella Chiesa ci fosse posto per tutti, tutti, tutti. Perché allora alcuni Giubilei hanno trovato spazio nel calendario ufficiale e altri no?”, mi ha detto durante il nostro incontro a Roma. Il riferimento era al Giubileo delle persone LGBT+ che ha destato non poche polemiche fin dal suo annuncio. “Non è una battaglia personale”, ha aggiunto con tenerezza. “Ho iniziato ad accompagnare le persone trans da papa Francesco perché queste persone sono gli ultimi della società. È il Vangelo a chiederci di stare dalla parte degli ultimi”, ha continuato. Gli ultimi a cui il suo amico pontefice pareva aver girato le spalle quando lei è stata in Argentina per la sepoltura dei resti della zia avvenuta solo dopo vent’anni la sparizione. Sgomenta per non aver visto alcun rappresentante della curia diocesana, sr Geneviève decise di scrivere al cardinal Bergoglio, a capo della diocesi di Buenos Aires a quel tempo. In un’intervista l’intraprendente Piccola Sorella ha raccontato: “Sono andata a San Pietro e l’ho inserita nelle cassette della posta vaticana, non volevo che si perdesse, all’interno avevo lasciato il mio numero di telefono. La sera stessa, Bergoglio mi ha telefonato e mi ha detto «grazie sorella per la sua lettera, volevo dirle che non sono stato indifferente, avevo permesso la sepoltura intorno alla chiesa [di santa Cruz, ndr] e pensavo che bastasse». Ma io non sono tanto tenera: ero ancora arrabbiata. Gli ho risposto che ci voleva una presenza. In quel momento è rimasto in silenzio per poi dire: «Grazie sorella! È così che si fa tra fratelli e sorelle»”.

Guardare il mondo con la forza rivoluzionaria del Vangelo per sr Geneviève è diventato uno stile di vita impregnato della fede degli umili. La stessa fede che dona tenacia e mite fortezza per far cambiare idea ai propri interlocutori, come fece la donna siro-fenicia con Gesù. Il 3 maggio del 2015 era programmata la visita del papa alla chiesa del Buon Pastore, a due passi dal luna park di Ostia, così lei chiese che fosse accompagnato anche da loro, ma per motivi di sicurezza non era possibile. “Un’ora prima dell’evento, mi chiama il comandante della Gendarmeria vaticana dicendomi che il papa vorrebbe visitare il luna park, ma non era proprio possibile”, racconta in varie interviste l’anziana suora. Eppure non si è persa d’animo, anzi. “Ho detto al comandante che non era accettabile, perché sarebbe stata una delusione troppo grande. Lui mi chiese «dove abitate?», così gli mostrai la roulotte. Decise che il papa sarebbe dovuto andare lì. È stata una giornata incredibile”. Alla morte di papa Francesco ha infranto il protocollo pregando accanto alla bara dell’amico perché lo sguardo nuovo genera sempre gesti dirompenti.

sr Naike Monique Borgo