Festa di fraternità

26
Set

Per una comunità che diventa santa e missionaria

Una festa che per noi Orsoline si ripete ogni anno e ha il sapore della condivisione fraterna: a giugno, quando si celebra la memoria del Sacro Cuore di Maria, in una data che, dipendendo da quando viene celebrata la Pasqua, non è sempre la stessa e ci permette di vivere uno degli aspetti importanti della fraternità: non darla mai per scontata. Porta in sé sempre nuovi aspetti di vita e di Parola, perché sempre in evoluzione sono le relazioni fraterne dentro e fuori le comunità, sempre in movimento sono anche le vite e gli incontri che il Signore pone come segni nella storia personale e sociale.

Così la celebrazione della festa di fraternità di questo 2019 ha avuto un gusto particolare: erano presenti, grazie alla celebrazione successiva della Consulta, sorelle delle comunità dei tre Paesi in cui viviamo la nostra missione, dall’Italia al Brasile al Mozambico, insieme ad amici ed amiche laici e laiche con cui condividiamo il carisma, le opere, l’appartenenza ad associazioni, il servizio alla chiesa in cui siamo inserite.

Tutti riuniti, per fede nell’unico Signore Gesù Cristo, a riflettere, condividere esperienze, pregare per la fraternità: a partire dalle parole che papa Francesco ha consegnato alla chiesa, insieme all’Imam di Al-Azhar Ahmad Al Tayyeb, nel documento di Abu Dabhi sulla fratellanza universale:

“La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere”.

A condurre con maestria tra le parole e gli scritti di papa Francesco sulla fratellanza è stato Ermes De Rossi, coordinatore del consiglio pastorale di Breganze, che ha concluso il percorso aprendo la via “al di là del sole” (fratello sole), come titola l’ultima parte dell’enciclica Laudato si’, in cui papa Francesco ci “parla della cultura della cura, e la inserisce come parte della fraternità universale. Potremmo dire che la cura della fraternità diventa fraternità della cura. Questa «cultura della cura» vale verso i fratelli e le sorelle, ma anche verso il creato”. A dar corpo alle parole di Vangelo del papa sono state le testimonianze dal Brasile, da Crotone e dal Mozambico di sr. Marilia, sr. Beatrice e sr. Raffaella che hanno emozionato l’assemblea con il racconto di piccoli, grandi gesti quotidiani nelle diverse situazioni in cui vivono, perché “la vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa o in qualunque altra, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani” (Gaudete et exsultate 143).

La fratellanza umana che si esprime nella custodia del creato e nel sostegno ad ogni persona ha quindi trovato parole e gesti di preghiera nel giardino di Casa madre. I salmi alternati dai brani della Laudato si’ hanno guidato i presenti alla lode al Dio creatore, alla richiesta di perdono per la non cura del creato, all’impegno a costruire fraternità, in un sostegno reciproco riconoscendo come cristiani di avere dei “compiti all’interno del creato (…). Pertanto, è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni”. (LS 64)

Uniti ancora in preghiera, nella cappella di Casa madre si è entrati nell’ascolto della Parola del Vangelo di Luca, in cui Maria “serbava tutte queste cose nel suo cuore”. Commentando il testo Francesca Nardin, dell’associazione Presenza Donna, ha sottolineato come serbare/custodire siano “termini alquanto desueti al giorno d’oggi: richiedono tempi lunghi, per pensare, per lasciar decantare. Eppure sono azioni necessarie nel nostro quotidiano: come avviene per Maria, al ritorno da Gerusalemme, che nel suo ambiente familiare di Nazaret matura e conserva i sentimenti per diventare madre di quel Figlio di Dio affidato a lei e a Giuseppe”.

A rischiarare il futuro, i segni di preghiera posti all’ambone, alla statua del Cuor di Maria, alle finestre aperte sul mondo: per una comunità santa e missionaria, nella fraternità.

sr. Federica Cacciavillani

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