“Dunque, sta allegra!”

08
Giu

Lettera n. 54 – Ad Angela Franzan

 Cara Angela

Volevo oggi venire a salutarti, ma invece la combinazione volle che mi privassi di questo piacere – pazienza – tutto è buono e dolce quando lo si prende dalle mani di Dio. Nell’osservare il complesso delle cose scorgo essere sempre più la mano di Dio che conduce tutto e lascia ti dica che sono contenta del tuo modo di agire – ti dico così perché non abbia da dare ascolto alle fantasie che ti vengono non di rado per la testa, ma bensì considerare sovente le grazie che ti ha concesso il Signore e fra tutte il coraggio che ti ha infuso in questa impresa ecc. Sono questi momenti scabrosi per tutte noi – ma come dopo la pioggia viene il sereno – così verrà il tempo che godremo quanto più avremo sofferto – e se non fosse altro il Santo Paradiso ci attende.

Dunque sta allegra fa tutto con Gesù e per Gesù ed Egli saprà numerare i tuoi passi, i tuoi sospiri, le tue azioni e ti darà in compenso di tutto l’amor Suo. Mi hai capito cara dolce sorella?… te lo dico con la piena convinzione del cuore e mi sembra che te lo direi tranquillamente in qualunque punto di vita mi trovassi.

Non ti dico di più, abbi di mira la gloria di Dio, non perdere un minuto che non sia a Lei consacrato e vivi felice nelle Sue mani. Ecco ciò che ti augura la tua  

                                                          Giovanna.

Una caratteristica peculiare di Madre Giovanna – come ha testimoniato chi l’aveva conosciuta personalmente – è che non sorrideva o sorrideva poco, ma al tempo stesso emanava e comunicava qualcosa di positivo. Pensando alla sua storia, così precaria e travagliata fin dalle origini (in una povera famiglia di pastori), non sorprende che il suo volto avesse un’espressione poco incline al sorriso. Ciò che invece stupisce e può apparire incomprensibile è proprio il suo atteggiamento interiore più stabile e profondo, ricolmo di speranza, di fiducia, di gioia.

Giovanna descrive con realismo i limiti, le avversità, le fatiche, i rischi che si trova ad affrontare nel compiere la volontà di Dio; tali ostacoli rendono quasi impossibile, per una donna senza beni e senza appoggi influenti come lei, la fondazione di una comunità religiosa e, successivamente, la sopravvivenza della stessa. Eppure Giovanna ha una visione talmente chiara dell’azione provvidenziale di Dio, da continuare a lodarlo e ringraziarlo nonostante le difficoltà. Nella narrazione di episodi autobiografici è significativo il suo modo di rileggere i fatti: al racconto delle sofferenze provate si accompagna sempre quello delle ineffabili consolazioni spirituali, affiorate dentro di lei in maniera umanamente inspiegabile.

Frequentemente esorta le sue compagne e sorelle alla gioia, quel sentimento profondo che scaturisce dall’essere uniti a Gesù – condividendo con Lui ogni momento – e dal contemplare negli avvenimenti la bontà di Dio capace di orientare tutto al bene.

Analizzando attentamente alcuni scritti di Giovanna – soprattutto lettere – vi si coglie un fine senso dell’umorismo: non manca il ricorso a battute di spirito, paradossi e metafore divertenti, anche nel riferire situazioni problematiche, come per non farle pesare troppo a chi avrebbe letto. Traspare in questo una sfumatura molto femminile: l’attenzione ai destinatari delle comunicazioni, nella preoccupazione che qualcosa possa ferirne la sensibilità o infondere sfiducia. Nel contempo, Giovanna non rinuncia alla schiettezza; una volta, dovendo correggere una sorella per qualche mancanza, le scrive: “Attenta a non far ridere il diavolo!

La profondità, la compostezza e la modestia di Giovanna, non le impediscono di amare l’allegria e di coltivare, soprattutto nella comunità – che deve essere un piccolo paradiso in terra – un clima di santa letizia, segno di comunione, di fraternità e di fede. La povertà e la prove gravose che le prime sorelle sono costrette a (sop)portare vengono alleviate ed elevate dall’amore di Dio: la comunità testimonia quotidianamente la gioia di amare il Signore nella fraternità e nel servizio. In una lettera Giovanna loda una sorella che sa inventare scherzi e mascherarsi per divertire le altre; la incoraggia a farlo ancora senza remore, perché il sorriso e il buonumore sostengono le relazioni fraterne e l’impegno, soprattutto nelle condizioni più avverse. Le comunità san(t)e generalmente sono allegre e beneficiano volentieri dello spiccato talento umoristico di qualche loro membro.

Anche oggi Giovanna ci invita a gustare la gioia di riconoscerci amati, e ad avere uno sguardo illuminato dall’attesa del Risorto: Verrà il tempo che godremo quanto più avremo sofferto – e se non fosse altro il Santo Paradiso ci attende!

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