Il laboratorio di Villa Savardo è un progetto trasformativo che fa poggiare i primi passi verso l’autonomia
Ci sono barattoli che non contengono soltanto confetture o conserve. A guardarli bene, mentre la luce si posa sulla trasparenza del vetro, si intuisce che dentro custodiscono molto di più. Conservano qualcosa di prezioso e delicato: un tratto di vita, le preoccupazioni, i vissuti, le speranze delle donne che li hanno preparati con gesti attenti e pazienti. Quei barattoli sono il simbolo silenzioso del laboratorio occupazionale “Creo e mi rialzo” di Villa Savardo, un luogo in cui ogni prodotto è, in fondo, un frammento di riscatto.
Villa Savardo, centro servizi gestito dalla Congregazione suore orsoline scm, è impegnato nell’accoglienza di donne in condizioni di fragilità e fatica momentanea, ma ha compreso che l’accoglienza non basta. Certo, è necessaria; è la base sicura senza la quale non si può ricominciare. Ma per permettere a ciascuna donna di rialzarsi davvero occorre andare oltre. Bisogna offrire un orizzonte nuovo, un luogo dove riscoprire capacità che il dolore aveva soffocato, dove imparare un mestiere, dove sentirsi utili, creative, responsabili. Ogni persona ha il diritto di alzare lo sguardo ad orizzonti sconfinati per orientare i suoi passi verso la propria realizzazione personale e la serenità. È in questo spazio di rinascita che prende forma il laboratorio “Creo e mi rialzo”: un ponte tra la cura e l’autonomia, uno strumento concreto per accompagnare verso una nuova vita dopo periodi difficili.
Ogni donna che arriva a Villa Savardo porta con sé una storia diversa. In tutti i casi si tratta di vite che hanno bisogno di tempo per ritrovare equilibrio. Il progetto “Creo e mi rialzo” si inserisce proprio in questa fase delicata: non chiede risultati immediati, non pretende performance, ma offre un percorso graduale, costruito su misura di ciascuna. È il primo passo per acquisire o riscoprire le competenze di base necessarie per l’inserimento nel mercato del lavoro (affidabilità, puntualità, costanza…) e allo stesso tempo è un’occasione per alzare lo sguardo, evadere dai pensieri pesanti della fatica quotidiana, un momento prezioso di dialogo tra donne.
Ciò che rende “Creo e mi rialzo” un progetto straordinario è la sua natura corale. Non è un laboratorio isolato: vive grazie alla collaborazione tra la comunità di Villa Savardo, l’APS Amici di Villa Savardo, volontarie che in punta di piedi dedicano tempo, energie, idee, ascolto e sostegno alle donne che frequentano il laboratorio, educatrici, religiose, enti del territorio, parrocchie e famiglie che scelgono di sostenere il progetto acquistando prodotti o coinvolgendolo nelle proprie iniziative.
La solidarietà non resta un concetto astratto, ma diventa gesto semplice e quotidiano. Scegliere una bomboniera solidale per un’occasione speciale, regalare un cesto natalizio preparato nel laboratorio, acquistare confetture per una ricorrenza familiare significa portare nella propria casa un segno concreto di bene condiviso. Significa dire a quelle donne: “Siamo con voi, crediamo in voi.”
Il laboratorio “Creo e mi rialzo”, insieme ai servizi di Villa Savardo, è anche testimonianza di una carità trasformativa, quella che non si limita a dare sollievo immediato, ma che accompagna l’altro affinché possa camminare con le proprie gambe. È la carità di cui parla il Vangelo quando invita a rialzare chi è caduto, a “restituirgli le ali” perché possa tornare libero.
Ognuno dei prodotti del laboratorio racchiude un messaggio: c’è un bene che può rinascere sempre, anche dove sembrava smarrito.
Il progetto nasce dall’intuizione delle educatrici di Villa Savardo: il lavoro manuale riordina anche ciò che dentro è confuso. Tagliare, incollare, annodare, selezionare: sono gesti semplici che rimettono in sintonia mani e cuore. Alcune donne arrivano al laboratorio con un senso di inadeguatezza radicato, convinte di non avere più nulla da offrire. Poi, davanti a un barattolo chiuso con un nastro, o a un oggetto terminato, scoprono la soddisfazione di vedere qualcosa prendere forma grazie alle proprie mani. Ritrovano fiducia. E la fiducia è sempre il primo passo della rinascita.
Alcune donne, appena arrivate, faticano a iniziare: “Non lo so fare”, dicono. Poi, giorno dopo giorno, scoprono che invece ce la fanno, che hanno talento, che sono costanti. Il barattolo diventa allora uno specchio: contiene una confettura buona, certo, ma contiene anche la prova visibile che quella donna – quel giorno – si è fidata di sé.
Per chi acquista, ricevere un prodotto del laboratorio significa portare a casa un pezzo di questa storia. Non è solo una marmellata da spalmare o un cesto natalizio da donare; è un’esperienza di solidarietà concreta, un modo per sostenere percorsi di vita che stanno fiorendo.
Marta Borin


