A Vicenza incontri, un concerto e la preghiera ecumenica per l’eliminazione della violenza contro le donne
“Come si racconta il dolore di una donna? Dove si trovano parole per dire la sofferenza, la paura, la vergogna? Chi ascolterà il grido inespresso o vedrà e riconoscerà il gesto che chiede aiuto?”. È iniziato così il commento di Gigliola Tuggia alla preghiera ecumenica “Mai più” del 25 novembre nella chiesa di san Vincenzo. Una preghiera che ha creato un ponte tra il libro dei Salmi e l’amara esperienza della violenza contro le donne. I salmi, chiarisce Gigliola, sono quel “luogo dove tutte le parole, le emozioni, i movimenti dell’animo umano hanno diritto di cittadinanza. Parole rimaste scolpite nel tempo, proprio perché altre/i potessero trovare in esse come rendere raccontabile il proprio dolore”. Come Rut, anche Gigliola, ci ha guidato nell’azione dello spigolare tra i versetti dei salmi: “vogliamo spigolare, in modo da trovare parole capaci di dire le mille sfaccettature di quanto viviamo e che la nostra voce spesso è incapace di esprimere”.
Ecco parte del polisalmo attualizzato che ci ha proposto Gigliola: “Signore, a te grido, accorri in mio aiuto. Proteggimi dal laccio che mi tendono (Sal 141,1). Con lama affilata straziate la mia carne, coprite il mio corpo per renderlo invisibile, o lo denudate per abusarne, magari nel web, dandomi in pasto a tutti. Sono inseguita, stalkerata, braccata. Costretta alla dipendenza economica, abusata nella mente, nella coscienza, da poteri patriarcali, anche religiosi. Salvami, Signore, liberami da chi mi perseguita, perché non mi sbrani come un leone, senza che alcuno mi salvi (Sal 7,2-3). Nessuno ascolta la mia voce, chi si accorge del mio terrore? Sono imprigionata, affamata, mutilata. Dal profondo a te grido, Signore, ascolta la mia voce (Sal 129,1) dalle profondità dell’orrore, dalla paura dalla sorpresa, dal sopruso, dall’umiliazione, dalla vergogna dal profondo senza via di scampo da chi dice amore, ma è solo possesso mortifero. Chi cura le mie ferite? Chi ascolta i miei sogni? chi sa il mio desiderio? Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente spietata (Sal 43,1). Venga la tua giustizia Signore, la giustizia che ripara, la giustizia che dà nome al male commesso, che svela, che fa verità, che fa luce. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto (Sal 22,20). Ci ha raggiunto una mano, qualcuno ci ha raccolto, uno sguardo ci ha viste, delle viscere hanno avuto compassione di noi. Solo così possiamo tornare a vivere, così viene l’aiuto del Signore. E in questa sorellanza e fraternità diventiamo capaci di capire il dolore di altre/i, donne, culture, geografie. E farci compagne/i di cammino, e così porre piccoli passi di pace”. E diventiamo audaci nel porre piccole luci in piazza, in memoria delle tante donne che non sono più tra noi a causa del sopruso maschile, per ricordarle e dire insieme “Mai più”.
La riflessione è continuata sabato 29 a san Lorenzo con l’incontro: “Voci di donne. Coraggio e speranza oltre la violenza”. Anche questo appuntamento rientra nel programma coordinato dal Comune di Vicenza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’incontro è sostenuto da Fondazione Agsm Aim e altri partner.
La serata è iniziata con la presentazione del libro “Cronache di una casa chiusa”, attraverso il dialogo tra l’autrice Rossella Menegato e Liliana Boni. La vivace conversazione ci ha portati in un mondo altro, dove le donne che di solito non hanno voce (e forse nemmeno un nome) hanno trovato spazio per raccontarsi, confidando sofferenze e disagi del loro essere prostitute, non per scelta. La delicatezza nell’uso delle parole, associate alla paziente ricerca di fonti autentiche, fanno del libro un intreccio di storie che lascia sorpresi per come la vita possa risultare dura per tante donne. A fare da cornice al dialogo sono stati gli oggetti appartenuti a queste donne e caratteristici delle case chiuse dell’epoca, che Rossella ha posizionato con cura sullo sfondo. Ha concluso l’incontro il concerto del coro femminile e orchestra “CantAmarilli”, M° del coro Nicoletta Tretto, direzione di Massimo Donadello. Di rilievo le parti delle soliste Jimin Oh e Lucie A. Oberhollenzer. La musica di Vivaldi, scritta per le giovani dell’orfanotrofio veneziano della Pietà, è stata il cuore pulsante del programma. Le note scritte fra le mura della Pietà – un tempo luogo di accoglienza e di emancipazione per giovani sfortunate – ci ricordano che la musica può essere spazio di libertà e di dignità ritrovata. L’ottima esecuzione di brani di A. Vivaldi, G.B. Pergolesi, J.S. Bach ci hanno offerto un momento riflessivo, coinvolgente e a tratti commovente.
sr Elisa Panato




