Il percorso giubilare 2025 ci ha portato con Vita Nuova a visitare gli elementi caratteristici del giubileo: la porta da varcare, il pellegrinaggio da percorrere, gli occhi nuovi per uno sguardo purificato dalla conversione. Siamo alle ultime battute dell’anno giubilare, pertanto ci chiediamo: quali panorami ci ha spalancato questo anno particolare?
Si sono aperti sugli orizzonti del mondo, o si sono intorpiditi per le problematiche che nonostante il tema della speranza permangono, a incupire le nostre prospettive e a farci vedere solo le sofferenze che opprimono questa nostra umanità?
Ecco il perché di questo quarto tema, Orizzonti sconfinati: giubileo, gioia di orizzonti che si aprono come profezia dei tempi nuovi portati dalla vita del Figlio di Dio incarnato nell’umanità, come celebreremo a breve; orizzonti di speranza, di vita e di futuro per tutte e tutti. Cerchiamo di scorgerli, anche nelle pieghe di questa storia dove rimbombano passi di divisione e di chiusura. Soffermiamoci sul significato della parola “orizzonte”, letteralmente “che delimita”. È la linea apparente che separa terra e mare dal cielo. Sarebbe importante chiedersi se i nostri orizzonti giubilari hanno fatto avvicinare la terra e il cielo. In questo numero della rivista vogliamo fermare lo sguardo su alcune realtà che all’apparenza sembrano avere un orizzonte unico o addirittura chiuso, ma che invece dispiegano opportunità inaspettate. Mostrano che è possibile essere persone che collegano terra e cielo, aprendo spiragli di speranza e di vita là dove nessuno se lo aspettava. È significativa una frase di Adrienne von Speyr, mistica, medico e scrittrice svizzera: “Mi venne un pensiero ricco di conseguenze: per poter vivere senza orizzonte bisogna avere un orizzonte in se stessi”. E aggiunge la preghiera: “Signore, lasciami prender parte al tuo orizzonte”. Il Figlio di Dio che si è fatto carne ci ha indicato la linea di un orizzonte che condivide fragilità, che mostra sentimenti, che prova compassione e dolore. È questo orizzonte interiore che ci aiuta a collegare terra e cielo, perché è la linea che sottolinea l’infinito. E sarà Natale, Dio con noi, in un orizzonte senza confini.
Madre Maria Luisa Bertuzzo