Nella speranza

05
Ott

Il ricordo di suor Carmela Lanteri

“Anche la mia vita, Signore, sia eucaristia: vita che si dà, vita che si moltiplica, vita che si offre per l’altrui vita”. Questa frase ha accompagnato un piccolo segnalibro a ricordo del cinquantesimo di sr. Carmela, nel 2005. E possiamo dire che rispecchia la sua lunga vita: 97 anni, di cui 74 nella congregazione delle suore Orsoline, dopo aver lasciato Verona, sua città di origine.

Una sorella carissima, solare, allegra, semplice e umile. Il suo comunicare era ricco di immagini, frutto di una mente fervida di idee, appassionata al bello: amante della musica, suonava volentieri vari strumenti; abile nella manualità creativa, elaborava oggetti in miniatura con pazienza certosina.  Un giorno disse: “Ho un regalino da offrire, frutto della mia fantasia”. E iniziò a descrivere le parole santa e sarta, giocando sul loro significato: “Cosa fanno le sarte quando tagliano i vestiti?” – si chiese. “Scartano quello che è in più e buttano i ritagli. Anche noi dobbiamo scartare i nostri difetti e unire i pezzi buoni, il bene che facciamo. Alla fine si ottiene un bel vestito da sposa per andare incontro allo Sposo!”.

Nelle espressioni di una vita aperta e comunicativa sr. Carmela ha vissuto il suo servizio in diverse comunità: dopo un breve periodo ad Agugliaro è stata al Torrione nei tempi in cui la casa era adibita a orfanatrofio, dove per lunghi anni espresse a tante bambine la tenerezza, la cura e la premura di una mamma affettuosa. Bambine che oggi sono donne mature e che non l’hanno mai dimenticata, presenti nella sua vita con grata riconoscenza, fino al giorno della sua morte. Scrive una di esse: “Quanta bontà e affetto quando mi nascondeva sotto il suo largo vestito perché io piangevo a dirotto… non si dimentica, è come fosse passato un solo giorno”.

Sapeva stare vicino a piccoli e grandi, giovani e anziani: così è ricordata in altre comunità dove è stata presente, a Passarella di Jesolo, a Pressana con servizi a Baldaria e Sabbion, a Lobbia e Locara, a Giavenale, a Vicenza e a Breganze a più riprese.

Una vita in cui non sono mancate le sofferenze fisiche, da molti anni provata da malattie, compresa la cecità. Ha sempre affrontato la sua situazione con una forza e serenità uniche, a volte si può dire anche con allegra ironia, come quando ripeteva: “Il Signore mi ha tolto la luce, non avevo pagato le bollette!”. Se le parole ci fanno sorridere, comunicano tutta la forza di una fede straordinaria, che era consegna, abbandono, anche questo descritto con un’altra sua immagine: “Sono come un rastrello che raccoglie le foglie. Gesù mi ha adoperato. Il Signore lavora in me e io lo lascio lavorare”.

Ringraziamo sr. Carmela per questa preziosa eredità, e le chiediamo di intercedere dal cielo la pace per il mondo e per ogni cuore.