I pellegrini della società di massa raccontati dalla scrittrice Premio Nobel
Nel 1900 Grazia Deledda era una giovane donna di 29 anni, da poco sposata. Scrittrice in cerca di una sua collocazione e di editori disposti a pubblicare i suoi scritti, con tale obiettivo si era trasferita a Roma con il marito. Dalla quiete della sua Sardegna a una Roma affollata per il primo Giubileo come capitale d’Italia. Un Giubileo particolare: la Santa Sede non riconosce ancora il giovane stato italiano e Leone XIII lo indìce con l’intento di dimostrare l’attualità della dottrina cattolica e la centralità del papato dopo la “ferita” di Porta Pia. Un Giubileo che apre un secolo pieno di speranze nel progresso e nella scienza. Grazia Deledda rimane frastornata dalla confusione della folla, e ce ne lascia una preziosa testimonianza nella novella autobiografica I giochi della vita. Si narra la vicenda di una giovane coppia con il marito impiegato statale e la moglie, Carina, scrittrice che spera di pubblicare il suo romanzo. Ma il Giubileo porta a Roma tanti pellegrini e tanti rincari di prezzo per cui la coppia è costretta a subaffittare alcune stanze del proprio appartamento. Dopo che il direttore di una importante rivista rifiuta di pubblicare un suo romanzo, Carina decide di scrivere al padre. La lettera deve spedirla dalla Stazione Termini ed è in questa circostanza che Deledda introduce la scena descrittiva di un gruppo di pellegrini che arrivano in treno per il Giubileo. Quanta attualità! Davvero siamo all’alba di un nuovo mondo, quello della società di massa. Scrive Grazia: “All’arrivo dei pellegrini la gente s’accalcò intorno alle uscite; i soliti preti lunghi e grossi, con la barba non rasa da vari giorni, guidavano o spingevano torme di povere donne cariche di fagotti, stanche e piene di stupore. Un numero straordinario di venditori ambulanti prese d’assalto pellegrine e preti: uno specialmente agitava sul viso alle povere donne un fascio di coroncine dorate, gridando con voce monotona: “Due soldi! Due soldi! I rosari dell’anno santo!”. Alcuni piccoli lustrascarpe, nascosti tra la folla, cominciarono a pulire rapidamente gli stivali delle pellegrine, mentre una nana, dal giacchettino violetto col suo bravo colletto di pelliccia, con le taschine piene di biglietti della fortuna, mormorava: – Ecco, comprate la fortuna! Due pellegrine, presso le quali Carina si fermò, guardarono la nana come un essere sovrannaturale; il piccolo essere s’ accorse della curiosità che destava, e ne profittò per vendere i biglietti. – Avanti! – disse un prete con voce rauca, spingendo le pellegrine. Venditori ambulanti e spacciatori di cartoline s’incrociavano e s’urtavano confidenzialmente”. Venticinque anni dopo la Deledda vivrà un altro Giubileo, alla vigilia dei Patti Lateranensi che segneranno la conciliazione fra Stato e Chiesa. L’anno successivo, nel 1926 le verrà conferito il Nobel per la letteratura, prima e finora unica donna italiana a riceverlo.
Chiara Magaraggia