Per una Chiesa tutta sinodale

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“Donne e uomini corresponsabili nella diaconia”, il racconto dell’importante giornata di studio a Vicenza

Mentre si celebrava il sinodo, dove i vescovi hanno sperimentato che la corresponsabilità vissuta con i giovani è fonte di profonda gioia e che lo Spirito santo rinnova continuamente la chiesa e la chiama a praticare la sinodalità come modo di essere e di agire, essendo una sua dimensione costitutiva, si è realizzata la terza giornata di studio su “Chiesa di donne e uomini corresponsabili nella diaconia”, anticipata da una giornata di dialogo teologico su questo tema.

Il 19 e 20 ottobre scorsi, per il terzo anno consecutivo – e questo è segno prezioso di un processo fecondo di collaborazione ecclesiale – il Centro Studi “Presenza Donna” con la Pia società San Gaetano, il Coordinamento teologhe italiane, la Comunità del diaconato in Italia, la Diocesi di Vicenza, con il patrocinio della Commissione per il diaconato permanente della Conferenza episcopale del Triveneto, hanno organizzato brillantemente questa ulteriore e significativa tappa di riflessione. Donne e uomini, diaconi, religiose, preti, laiche, religiosi, laici provenienti da tutta Italia (e qualche presenza anche dalla Spagna) hanno gremito il Centro di formazione “Ottorino Zanon” di Vicenza con una partecipazione vivace, qualificata e stimolante.

Voleva essere, ed è stato un nuovo passo avanti nel cammino di una Chiesa che mira a coinvolgere l’intero popolo di Dio, promuovendo la partecipazione di tutti i battezzati e delle persone di buona volontà, ognuno secondo la sua età, il genere, lo stato di vita e la vocazione: una chiesa tutta sinodale come venne auspicata profeticamente dal concilio Vaticano II, ma che ancora non abbiamo assunto in tutta la sua profondità e sviluppato nelle sue implicazioni. È quella forma di chiesa che oggi viene rilanciata con forza da papa Francesco convinto che “il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla chiesa del III millennio” (Discorso per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del sinodo dei vescovi, 17 ottobre 2015).

Lo scopo della due-giorni era appunto quello di scoprire e di avviarsi insieme su nuovi percorsi, affinché donne e uomini siano effettivamente corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, per la crescita della comunione a tutti i livelli, testimoniando la dimensione diaconale della chiesa con la valorizzazione dei carismi che lo Spirito dona secondo la vocazione e il ruolo di ciascuno dei suoi membri; e questo proprio attraverso un dinamismo di corresponsabilità.

Molteplici, ricchi, aperti ad ulteriori sviluppi sono stati gli spunti di riflessione offerti, a partire da quelli introduttivi della teologa fiorentina Serena Noceti, esperta in ecclesiologia, che ha presentato l’icona biblica di Debora, Barac e Giaele, il team del libro dei Giudici (4,1-16.5,1-15) che con la forza di Dio libera il popolo d’Israele, grazia alla sapiente lettura degli eventi di Debora e alla sua sagacia strategica.

A questa suggestione ha fatto eco l’intervento di don Dario Vivian, docente di teologia pastorale, con una serie di provocazioni lungimiranti sulla corresponsabilità. Esse chiamano in causa un serio ripensamento del ministero ordinato, entro il quadro ecclesiologico della sinodalità, affinché possa davvero attivarsi un discernimento comune nella lettura dei segni dei tempi e si attuino delle pratiche pastorali che trasformano “le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale” (EG 27) per poter annunciare il Vangelo a tutti.

Una declinazione dal punto di vista liturgico-simbolico, che suggerisce un cambio di paradigma, è stata quella proposta dalla teologa di Pescara Morena Baldacci: rivisitando la sua esperienza di tredici anni nella conduzione di una parrocchia senza prete, ha additato il sogno di una chiesa corale e salmodiante come esito di una vera reciprocità di tutti i battezzati, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone il popolo di Dio.

Così come si sono inserite “a pennello” le istanze poste da Simona Segoloni, docente di teologia dogmatica, sul ruolo della leadership e del potere, che non sono affatto sinonimi e che devono essere ripensati come strumenti per dare vita e vita in abbondanza a tutti, partendo dal mettere in pratica la sinodalità con strutture e processi che “costringono” all’ascolto di tutto il popolo di Dio. È questo un modo efficace per evitare tanto il clericalismo, che esclude i laici e specialmente le donne dai processi decisionali, quanto la clericalizzazione dei laici stessi, che li rinchiude nell’autoreferenzialità, anziché lanciarli verso l’impegno missionario di una chiesa in uscita nel mondo.

La qualità delle proposte e il livello di coinvolgimento dei partecipanti è stato misurato anche dal fatto che più di un centinaio dei presenti hanno condiviso il lavoro laboratoriale del pomeriggio introdotto da fr. Enzo Biemmi, esperto in processi formativi e catechetici. Partendo dal terzo principio di Evangelii gaudium, la realtà è più importante dell’idea (EG 231-233), fr. Enzo ha illustrato il significato di un metodo che dalle pratiche (il discernimento) arriva fino alla riflessione teologica. Teoria e prassi, o meglio prassi e teoria, in dialogo attraverso tre laboratori sul discernimento della vocazione al diaconato, sulla pastorale insieme, preti, diaconi, laici, uomini e donne e sulla relazione di reciprocità uomo-donna. Ogni gruppo ha ascoltato due testimoni sul tema e poi ha conversato in piccoli gruppi attraverso una griglia di domande che ha permesso a tutti di portare il proprio contributo di riflessione nell’ascolto reciproco e nel dialogo costruttivo. È stata una micro esperienza sinodale che ha fatto toccare con mano la necessità concreta di ripensare il modo di vivere l’esperienza ecclesiale, superando il clericalismo elitario di chi pensa di possedere tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla, o fa finta di ascoltare, come ha detto papa Francesco introducendo il lavoro dell’ultimo sinodo. Ha reso altresì evidente l’urgenza di un cambiamento che non è più rinviabile: una riflessione antropologica e teologica sulla reciprocità tra uomini e donne che deve davvero coinvolgere tutti e non sono le donne, come purtroppo si è plasticamente constatato nel laboratorio su questo tema, dove era totalmente assente la componente maschile.

Nella chiesa inclusiva e in uscita, che ha una sua icona luminosa nell’istituzione dei sette diaconi alle mense (At 6,1-6), come ha suggerito Serena Noceti a conclusione della giornata, occorre con umiltà e coraggio riconoscere il “grido della realtà”, e affrontare i problemi con chiarezza, senza misconoscerli o girarci intorno. È urgente individuare criteri ed orientamenti che disegnano un volto nuovo di chiesa: una nuova diaconia, dando l’opportunità anche ai presbiteri di scoprire meglio il proprio ministero.

sr. Maria Grazia Piazza

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