Generazioni che si incontrano

27
Giu

#distantimauniti in tempo di Covid-19: l’esperienza dei volontari del Servizio civile nei progetti di Congregazione

 

Quando le sette giovani volontarie (e un volontario) si sono presentati a Vicenza il 15 gennaio scorso per il primo giorno di Servizio civile non potevano nemmeno lontanamente immaginare – e nessuno di noi – che questa scelta li avrebbe di lì a poco catapultati sulla linea del “fronte” di una battaglia inedita e mai vista. Siamo state esortate a diffondere l’esperienza che stanno facendo in alcune nostre realtà e in modo particolare nella Casa di riposo Villa Sant’Angela, a Breganze, che già alle prime avvisaglie dell’arrivo del coronavirus, a febbraio, ha chiuso le porte ai familiari e a tutti i visitatori esterni. Quando, ai primi di marzo, l’epidemia è arrivata come uno tsunami, tutti siamo stati costretti a rimanere in casa, anche i volontari di servizio civile italiani. Tanti progetti sono stati sospesi, a meno che non si ravvisassero situazioni di particolare necessità. Ci siamo confrontati con il dipartimento, la direzione dei nostri servizi e soprattutto con i volontari che hanno manifestato l’energia e il desiderio di proseguire nelle attività, nonostante potessero approfittare dei permessi speciali retribuiti. Hanno sentito vero per loro quanto avevano letto nel progetto: “Per non alimentare quella che papa Francesco definisce la cultura dell’indifferenza che produce scarti, non ultimi i nostri anziani, vogliamo favorire il dialogo fra le generazioni mettendo in feconda sinergia l’entusiasmo dei giovani, con l’esperienza e la saggezza degli anziani, che hanno bisogno di consegnare i loro sogni a chi ha la forza e l’utopia per portarli avanti. Lungi dall’essere persone da confinare ai margini, da escludere dai processi sociali, gli anziani sono la memoria attiva che s’incontra con la forza creativa dei giovani per generare il futuro delle nostre Comunità”.

Per questo Elisa Tracanzan (breganzese 21enne), Valentina Carollo (20 anni) e Petra Vezzaro (22) di Montecchio Precalcino, hanno continuato il loro servizio accanto agli operatori, offrendo alle “nonne” vicinanza, possibilità di animazione con modalità semplici, concrete. Si sono sentite chiamate ad adempiere ad una responsabilità con l’idea che questo avrebbe fatto la differenza. Dicono: “Abbiamo colto alla lettera la nostra missione in quanto cittadine e operatrici volontarie a servizio della nostra comunità e più in grande della nostra nazione. Abbiamo colto la preziosità che ognuno/a di noi poteva essere anche grazie a un semplice sorriso (anche se nascosto da una mascherina) o di una mano tesa (nonostante i guanti) in questo periodo di grande fragilità”.

Sono motivazioni espresse anche da Ilaria Giaretta (25enne di Quinto Vicentino), Sonia Callipari (28 anni, di Vicenza) e i breganzesi Samuele Moresco (20 anni) e Maria Simeoni (23) che hanno continuato ad operare a Villa Savardo dove, sempre attenti a proteggere se stessi e gli altri, hanno garantito un supporto quotidiano alle mamme, ai bambini e alle adolescenti che in questa situazione di emergenza non potevano uscire dalla struttura. A fianco delle operatrici hanno inventato nuovi modi di stare insieme, soprattutto prendendosi cura della generazione dei più piccoli, iniettando positività, senza farsi prendere dal panico per poter vedere la luce in fondo al tunnel. #distantimauniti, perché solo insieme si può superare questo difficile momento. A loro ha fatto eco Daniela Bicego, valdagnese 24enne, che per il Centro Presenza Donna continua il suo servizio lavorando da casa e venendo in sede una volta a settimana.

A tutti loro va il plauso per lo spirito di servizio che li sta animando in una fase della vita che ha tutto il sapore di chi attinge alle radici la linfa per fiorire e dare frutto; pur giovani, spesso giovanissime/i, alle prese con emozioni, entusiasmi e fragilità, stanno offrendo una testimonianza preziosa per un modo di servire il Paese attraverso la cura, la vicinanza, l’accompagnamento delle persone che in questo momento vivono una fragilità più grande della loro. Siamo consapevoli che tutto ciò non è a rischio zero e come Congregazione ci poniamo accanto a loro per sostenerne l’impegno, le fatiche e i sogni. La loro storia è stata raccolta e fatta girare sui social dal dipartimento per il Servizio civile nei giorni più duri della pandemia, ha contagiato altri giovani, specie quelli che hanno chiesto di tornare in servizio dopo che i loro progetti erano stati sospesi: 23.000 sono ripartiti il 16 aprile ed altri si sono aggiunti a maggio e giugno. La loro presenza attiva e responsabile contagia anche noi alla solidarietà, alla vicinanza con chi è nel bisogno, all’audacia di non aspettare che il rischio nella vita sia pari a zero. Non lo sarà mai! Ce lo ricordano anche le sorelle della prima comunità di cui stiamo leggendo le vicende raccolte da Luigia Viero nei suoi Quaderni nei tempi tra le due grandi guerre, che spesso oggi vengono rievocati. Soffia lo Spirito di generazione in generazione!

sr. Maria Grazia Piazza

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