{"id":25184,"date":"2021-02-11T12:57:05","date_gmt":"2021-02-11T10:57:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/?p=25184"},"modified":"2021-02-11T12:57:07","modified_gmt":"2021-02-11T10:57:07","slug":"una-donna-nata-troppo-presto-elisa-salerno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/una-donna-nata-troppo-presto-elisa-salerno\/","title":{"rendered":"Una donna nata troppo presto: Elisa Salerno"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;articolo di Marinella Perroni sull&#8217;Osservatore Romano<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">*&nbsp;<em>riportiamo di seguito l&#8217;articolo di Marinella Perroni pubblicato dall&#8217;Osservatore Romano&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.osservatoreromano.va\/it\/news\/2021-01\/dcm-001\/una-donna-br-nata-troppo-presto.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">(fonte qui)<\/a><\/em>. Puoi leggerlo anche in inglese (<a href=\"http:\/\/www.osservatoreromano.va\/en\/news\/2021-01\/a-woman-born-too-soon.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>) e in francese (<a href=\"http:\/\/www.osservatoreromano.va\/fr\/news\/2021-01\/une-femme-nee-trop-tot.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCi vediamo all\u2019angolo tra la trentaseiesima e la ventiquattresima\u00bb: tutte le volte che sento questa espressione nei telefilm americani mi domando se le strade di Manhattan non sono dedicate a personaggi illustri della storia semplicemente perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 comodo oppure perch\u00e9 da quelle parti hanno un\u2019altra idea della memoria storica. Da noi la toponomastica delle citt\u00e0 \u00e8 una sorta di archivio: della nostra geografia o delle nostre conoscenze botaniche ma, soprattutto, della nostra storia. Non di tutta, per\u00f2, come dimostra una rapida ricerca su Google: la toponomastica femminile delle nostre citt\u00e0 denuncia un\u2019enorme sproporzione tra nomi di uomini e nomi di donne e conferma che la nostra memoria storica \u00e8 mutilata, perch\u00e9 le tante donne che hanno collaborato a costruire la trama culturale, politica, religiosa del nostro paese sono pressoch\u00e9 invisibili. Alcune di loro cominciano a far parte della memoria locale, ma con tutta la dovuta marginalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nelle periferie della storia<br><\/strong>A Elisa Salerno, per esempio, da meno di vent\u2019anni \u00e8 dedicata una strada della sua citt\u00e0 natale, Vicenza, nella pi\u00f9 sperduta periferia. Per di pi\u00f9, \u00e8 una strada che gira a tondo e torna su s\u00e9 stessa, non sbocca da nessuna parte. Solo due anni fa, poi, grazie alle pressioni di Presenza donna, l\u2019Associazione che ne tutela la memoria, \u00e8 stata apposta una targa sulla casa in cui ha vissuto. Gi\u00e0, ma chi \u00e8 Elisa Salerno e perch\u00e9 dovrebbe meritare una strada o una targa?<br>Proprio qui sta il punto. La &#8220;sua\u201d strada non sbocca da nessuna parte e sta in periferia perch\u00e9 anche lei, come tante donne, \u00e8 stata tenuta nelle periferie della storia e di loro nessuno, a scuola, ci ha mai raccontato nulla.<br>Nell\u2019esergo di un bel saggio su di lei Anna Maria Zanetti cita le parole con cui la stessa Salerno definisce s\u00e9 stessa: &#8220;Sono nata presto, sono nata troppo presto\u201d. Elisa Salerno \u00e8 una di quelle donne, tante, che sono nate troppo presto perch\u00e9 hanno avviato processi storici talmente rivoluzionari che chiedono tempi lunghi per svilupparsi e per diventare patrimonio comune.<br>Cattolica e femminista: se \u00e8 difficile a tutt\u2019oggi spiegare che non si tratta di un ossimoro, figuriamoci quale scandalo questo accostamento doveva suscitare agli inizi del Novecento, quando Elisa Salerno (1873-1957) ha fatto quello che le donne sanno fare con sapienza: intrecciare insieme vicenda personale e congiuntura politica, convinzioni intellettuali e scelte religiose. Senza paura di pagare il prezzo di un\u2019ingiusta interdizione. Aveva capito che nessuno era disposto a riconoscere alle donne il diritto di parola e, allora, la parola bisognava prendersela. Per questo ha fondato e diretto un giornale in grado di dare la parola alle donne, soprattutto lavoratrici, e ne \u00e8 stata anche l\u2019editrice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Istruzione e lavoro<br><\/strong>Elisa Salerno era ben cosciente infatti che, in un tempo in cui il mondo del lavoro era in grande fermento per la collisione tra industrializzazione e giustizia sociale, il socialismo nascente riusciva a intercettare e a farsi carico delle tragedie e delle aspirazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, mentre nella Chiesa cattolica le aperture di alcuni in questo senso erano viste con irritazione e sanzionate con durezza. Gi\u00e0 allora, Salerno chiedeva &#8220;uguale mercede per uguale lavoro\u201d: aveva capito l\u2019ingiustizia e la pericolosit\u00e0 sociale del gap salariale, cosa di cui oggi ormai parlano tutti, economisti, politici, sindacalisti e perfino Papa Francesco. Aveva capito, soprattutto, che due erano le tappe fondamentali della strada per l\u2019emancipazione delle donne, l\u2019istruzione e il lavoro. Ma era troppo presto.<br>Era troppo presto anche per cogliere il combinato disposto tra l\u2019antifemminismo e una visione geopolitica dominata dalla guerra. Ha provato a scriverlo a Pio XII nel 1941, quando tutto il mondo era in guerra, con il coraggio visionario di cogliere il cuore del problema. Da lui, come dagli altri Pontefici a cui si era rivolta, non ha ricevuto risposta e solo ora, che la guerra ha preso il nome di pandemia, emerge con forza la consapevolezza dello stretto legame tra barbarie bellica e emarginazione femminile. Salerno scriveva che la guerra non avrebbe pi\u00f9 funestato la terra grazie all\u2019\u00abazione morale, intellettuale e cristiana della donna\u00bb che va elevata \u00absicch\u00e9 occupi il suo posto di responsabilit\u00e0, in tutte le funzioni domestiche e sociali, politiche e diplomatiche, cittadine e nazionali, internazionali e estere\u00bb. Deve far riflettere le donne di oggi, costrette a invocare le quote rosa o a vedere riconosciute le competenze delle donne solo per decreto, la sua richiesta di non considerare le donne \u00abcome semplici comparse, eleggendo una donna qua, una l\u00e0, ma in numero adeguato, e con poteri, da pesare, validamente, sulle decisioni, sulle leggi che governano i popoli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00abPresa dalla smania di fare la teologhessa\u00bb<br><\/strong>Purtroppo, per\u00f2, Elisa Salerno \u00e8 nata troppo presto anche perch\u00e9 ha vissuto nella lugubre stagione del Modernismo e della resistenza da parte della pubblica opinione cattolica, ma soprattutto delle gerarchie, rispetto a qualsiasi spinta di riforma della Chiesa. Oggi forse, alla luce di tante polemiche che accompagnano l\u2019attuale stagione ecclesiale, possiamo capire meglio quanto sia difficile chiedere alla Chiesa di aprirsi alle urgenze di un rinnovamento. Per non confondere la tradizione con lo status quo bisogna essere disposti a credere che la verit\u00e0 piena non sta alle nostre spalle, ma ci sta davanti, e solo il coraggio di lasciarsi guidare dallo Spirito nelle pieghe della storia \u00e8 la garanzia di star andando verso la verit\u00e0 piena.<br>Elisa Salerno ha capito che una delle pieghe della storia in cui era necessario addentrarsi era la millenaria ingiustizia perpetrata nei confronti delle donne, e che doveva farlo da credente, perch\u00e9 \u00abtutti i pregiudizi [\u2026] sparsi nel mondo contro la donna sono sostanzialmente [\u2026] affermati nei libri degli uomini della Chiesa\u00bb. La storia le ha dato ragione, ma la Chiesa ancora no. Perch\u00e9?<br>I motivi di questa resistenza sono certamente molti. Uno, per\u00f2, mi sembra degno di attenzione. Salerno ha preteso di andare alla radice del problema della millenaria discriminazione femminile e per questo ha studiato a fondo i testi sacri, la filosofia scolastica e la dottrina cattolica. Teologa ante litteram, ha voluto prendere la parola con cognizione di causa. Non ha avuto paura di contrapporsi a uomini di Chiesa considerati inattaccabili, come Monsignor Martini, la cui traduzione della Bibbia divenuta canonica era palese dimostrazione di antifemminismo, o come il suo vescovo, i cui catechismi, secondo lei, falsavano la sacra Scrittura. Elisa Salerno conduce un\u2019operazione vibrante, dettata certamente dalla sua vis polemica, ma anche da uno studio accurato della Scrittura e da una altrettanto robusta consapevolezza ecclesiale in un tempo in cui per i cattolici l\u2019esilio della Bibbia era diventato sempre pi\u00f9 profondo e doloroso.<br>\u00c8 stata avversata e derisa, ritenuta una \u00abpovera testolina, presa dalla smania di fare la teologhessa [&#8230;]\u00bb. Soprattutto, per\u00f2, \u00e8 incorsa nella censura ecclesiastica e le veniva negata la comunione. Una ferita dolorosa, ma non per questo ha mai rinnegato le sue convinzioni. Forse, si pu\u00f2 capire perch\u00e9 le femministe credenti sperano che la nostalgia per &#8220;le sante donne di una volta\u201d porti finalmente a riconoscere la loro forza profetica e il loro coraggio innovatore. Ma anche loro, forse, sono nate troppo presto.di Marinella Perroni<em>Biblista, Pontificio Ateneo S. Anselmo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><br>Un libro<\/strong><br>Anna Maria Zanetti,&nbsp;<em>Elisa Salerno, Femminista&nbsp; e cattolica<\/em>&nbsp;, in Ead. e Luccia Danesin, Indomite. Giornaliste, scrittrici, teologhe, patriote nel Veneto dal Seicento al Novecento, Marsilio, Venezia 2012, 95-107.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo di Marinella Perroni sull&#8217;Osservatore Romano *&nbsp;riportiamo di seguito l&#8217;articolo di Marinella Perroni pubblicato dall&#8217;Osservatore Romano&nbsp;(fonte qui). 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