{"id":24231,"date":"2019-11-25T09:13:00","date_gmt":"2019-11-25T07:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/25-novembre-non-basta-dire-io-amo-le-donne\/"},"modified":"2019-11-25T09:13:00","modified_gmt":"2019-11-25T07:13:00","slug":"25-novembre-non-basta-dire-io-amo-le-donne","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/25-novembre-non-basta-dire-io-amo-le-donne\/","title":{"rendered":"25 novembre: non basta dire \u00abio amo le donne\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo di Rita Torti nella Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne<\/p>\n<div><em>[riportiamo di seguito l&#8217;articolo di Rita Torti pubblicato da Il Regno delle donne, fonte: <a href=\"http:\/\/www.ilregno.it\/regno-delle-donne\/blog\/25-novembre-non-basta-dire-io-amo-le-donne-rita-torti?fbclid=IwAR1_9XkP2JDYzk0-ZfdoOsqhEDpiB_qmIN4fAaE0MGcN64tHCduHZbQMnTE#.XduEtf0UL_k.facebook\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>]<\/em><\/div>\n<div>Fra l\u2019educazione di genere e la violenza maschile<br \/>\ncontro le donne c\u2019\u00e8 un legame stretto, che da tempo le scienze della<br \/>\ncultura e quelle psico-pedagogiche hanno individuato e analizzato.<br \/>\n\tLa questione, in estrema sintesi, sta nel tipo di maschilit\u00e0 egemone<br \/>\nelaborato e trasmesso nei secoli passati e fino ad oggi: essendo fondato<br \/>\n sull\u2019<strong>inferiorizzazione del femminile <\/strong>e sulla<br \/>\nlegittimit\u00e0 del dominio maschile, esso ha un rapporto strutturale, di<br \/>\ncontinuit\u00e0, con la violenza degli uomini nei confronti delle donne: ne<br \/>\ncostituisce il terreno di coltura, il retroterra in qualche modo<br \/>\nlegittimante, l\u2019orizzonte simbolico.<br \/>\n\tL\u2019<strong>indagine sulla costruzione della soggettivit\u00e0 <\/strong>maschile<br \/>\n \u2013 cio\u00e8 sul tipo di educazione di genere che si \u00e8 sedimentata nel tempo \u2013<br \/>\n \u00e8 quindi un elemento senza il quale ogni campagna di sensibilizzazione,<br \/>\n ogni azione di contrasto, ogni discorso morale rimangono deboli e<br \/>\ninefficaci.<br \/>\n\tSu queste acquisizioni si appoggiano le pratiche educative di quante e<br \/>\n quanti intendono guardare in faccia e scardinare un fenomeno che ha<br \/>\nmolti volti, \u00e8 devastante e onnipresente, spesso sommerso ma altrettanto<br \/>\n spesso talmente &#8220;normale\u201d da diventare invisibile. In questa stessa<br \/>\nlogica si pongono, nel nostro paese, le <a href=\"https:\/\/www.miur.gov.it\/documents\/20182\/0\/Linee+guida+Comma16+finale.pdf\/c1dd73b7-e8dc-4486-87d8-9969db64f01a?version=1.0\">Linee Guida Nazionali<\/a> sul comma 16 della Legge 107\/2015 sulla riforma scolastica.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div><strong>UNA VIOLENZA SENZA RESPONSABILI?<\/strong><\/div>\n<div class=\"ilregno-extended\">\n<p>Non sembra invece tenerne sufficientemente conto il documento vaticano \u00ab<a href=\"http:\/\/www.educatio.va\/content\/dam\/cec\/Documenti\/19_0996_ITA.pdf\">Maschio e femmina li cre\u00f2. Per una via di dialogo sulla questione del <em>gender<\/em> nell\u2019educazione<\/a>\u00bb (di cui abbiamo <a href=\"http:\/\/www.ilregno.it\/regno-delle-donne\/blog\/gender-la-buona-intenzione-del-dialogo-coordinamento-teologhe-italiane-cti\">gi\u00e0 parlato<\/a> in questo blog), che pure afferma la positivit\u00e0 degli studi di genere e la volont\u00e0 di porsi in dialogo con essi.<br \/>\n\t\t<strong>La parola violenza compare infatti una sola volta, usata in<br \/>\nmodo generico e sorprendentemente senza riferimento al rapporto tra i<br \/>\nsessi<\/strong> (n. 16): Appena prima (al n. 15), l\u2019unico punto in cui il testo si avvicina al tema \u00e8 cos\u00ec formulato:<\/p>\n<blockquote>\n<p><em>\u00abNon di rado [\u2026] i progetti educativi hanno la condivisibile e<br \/>\napprezzabile esigenza di lottare contro ogni espressione di ingiusta<br \/>\ndiscriminazione. Essi perseguono un\u2019azione pedagogica, anzitutto con il<br \/>\nriconoscimento dei ritardi e delle mancanze. Non si pu\u00f2 negare, infatti,<br \/>\n che nel corso dei secoli si siano affacciate forme di ingiusta<br \/>\nsubordinazione che hanno tristemente segnato la storia, e che hanno<br \/>\navuto influsso anche all\u2019interno della Chiesa. Ci\u00f2 ha comportato<br \/>\nrigidit\u00e0 e fissit\u00e0 che hanno ritardato la necessaria e progressiva<br \/>\ninculturazione del genuino messaggio con cui Ges\u00f9 proclamava la pari<br \/>\ndignit\u00e0 tra uomo e donna, dando luogo ad accuse di un certo maschilismo<br \/>\npi\u00f9 o meno mascherato da motivazioni religiose\u00bb.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>In questa argomentazione ci sono <strong>alcuni segnali problematici<\/strong>:<br \/>\n\t\t&#8211; la raffigurazione dei processi storici come effetto di <strong>forze impersonali<\/strong> (\u00ab<em>si siano affacciate forme di ingiusta subordinazione\u00bb<\/em>;<br \/>\n\t\t&#8211; la <strong>sottovalutazione<\/strong> dell\u2019entit\u00e0 del <strong>fenomeno<\/strong> e della sua continuit\u00e0 (\u00ab<em>accuse di un certo maschilismo<\/em>\u00bb);<br \/>\n\t\t&#8211; la <strong>visione della Chiesa come unicamente influenzata dall\u2019esterno<\/strong> e non come anche produttrice di simboli, discorsi, pratiche e mentalit\u00e0 caratterizzate da \u00abingiusta subordinazione\u00bb (\u00ab<em>che hanno avuto influsso anche all\u2019interno della Chiesa<\/em>\u00bb);e infine \u2013 o al principio? \u2013 la scelta di <strong>non dare un volto ai soggetti<\/strong> che nella Chiesa hanno ostacolato il messaggio evangelico sulla pari  dignit\u00e0 tra i sessi. Ma che un volto ce l\u2019hanno, ed \u00e8 maschile.<br \/>\n\t\tQuesto tipo di approccio segnala che <strong>il documento vaticano ha rinunciato ad avvalersi dell\u2019ampio panorama di studi di genere <\/strong>che<br \/>\n in ambito teologico e religioso ne hanno gi\u00e0 messo in discussione<br \/>\nmetodo e merito; ma soprattutto non aiuta coloro che, nel campo<br \/>\ndell\u2019educazione, lavorano per la prevenzione della violenza maschile<br \/>\ncontro le donne, che oggi si nutre di recrudescenze del passato e di<br \/>\nnuovi, perversi modelli di genere che ragazzi e ragazze assorbono nei<br \/>\nluoghi di apprendimento informale, Internet in primo luogo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"ilregno-extended\">\n<p><strong>MASCHILE E VIOLENZA NELLA CHIESA<\/strong><\/p>\n<p>Se invece come Chiesa imparassimo \u2013 le donne lo chiedono e lo fanno da molto tempo \u2013 a <strong>dare un nome ai soggetti<\/strong>,<br \/>\n se guardassimo senza timori i processi, se individuassimo senza<br \/>\nvergogna gli snodi della normalizzazione della violenza di genere nella<br \/>\nnostra storia religiosa, potremmo non semplicemente e benevolmente<br \/>\nconcedere che certi progetti educativi sono &#8220;condivisibili\u201d e<br \/>\n&#8220;apprezzabili\u201d, ma porci in prima fila nell\u2019impegno comune.<br \/>\n\t\tNon possiamo nasconderci che le resistenze a un percorso di questo tipo sono evidenti: <strong>la minimizzazione<\/strong> \u2013 e in alcuni casi la negazione <strong>\u2013 del fenomeno \u00e8 tipica di diversi ambienti ecclesiali<\/strong>, alcune frange cattoliche sposano apertamente il <em>revanchismo<\/em> maschile, numerosi sono i pi\u00f9 o meno consapevoli teorici del &#8220;se l\u2019\u00e8<br \/>\ncercata\u201d, abbondano le strategie di dislocazione spazio-temporale (la<br \/>\nviolenza c\u2019era prima, la violenza c\u2019\u00e8 altrove) e la violenza domestica,<br \/>\nnonostante i confessori ne siano informati, non scuote pubblicamente<br \/>\nmenti e coscienze.<br \/>\n\t\tCertamente in questa difficolt\u00e0 gioca il fatto che se nella Chiesa si<br \/>\n inizia a smontare la costruzione del maschile e la sua associazione con<br \/>\n la superiorit\u00e0 e il potere, si arriva inevitabilmente a toccare temi<br \/>\nmolto sensibili, e lo stesso accade se si assume in modo adeguato il <strong>rapporto tra &#8220;natura\u201d e &#8220;cultura\u201d<\/strong>,<br \/>\n il quale \u2013 si tratti di individui o di formazioni sociali \u2013 \u00e8 ben pi\u00f9<br \/>\ncomplesso di quanto i documenti ufficiali lascino intendere.<br \/>\n\t\tTuttavia non c\u2019\u00e8 altra strada: <strong>infinite trappole abbiamo visto nascoste nella parola &#8220;amore\u201d<\/strong>,<br \/>\n e nessuna generica educazione al rispetto avr\u00e0 la bench\u00e9 minima<br \/>\nsperanza di incidere sulle vite di ragazzi e ragazze se il mondo adulto,<br \/>\n quello ecclesiale compreso, non guarda in se stesso per mettere a nudo<br \/>\nle cause del non-rispetto e i mille modi \u2013 anche quelli pi\u00f9 affabili o<br \/>\npaludati di lodi al &#8220;genio\u201d \u2013 in cui ancora le sta alimentando e<br \/>\ntramandando.<\/p>\n<p><strong>UOMINI CHE DIFENDONO LE DONNE<\/strong><\/p>\n<p>A volte si vedono uomini cattolici che per affermare il loro essere<br \/>\nfemministi difendono veementemente le donne e la loro causa scagliandosi<br \/>\n contro i propri simili ritenuti meno evoluti (o abbandonandoli al loro<br \/>\ndestino). Ma forse quello di cui c\u2019\u00e8 bisogno \u00e8 che si mettano invece al<br \/>\nloro fianco per sperimentare insieme, a partire da s\u00e9, <strong>un nuovo modo di essere maschi<\/strong>.<br \/>\n\t\tPerch\u00e9, come ricorda Lorenzo Gasparrini (<em>Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni)<\/em>, <strong>nessun uomo pu\u00f2 sentirsi esonerato da questa fatica<\/strong>, nessuno nasce antisessista, migliaia di anni e il privilegio &#8220;naturale\u201d alla nascita non si cancellano tanto facilmente.<br \/>\n\t\tE anche perch\u00e9, come ha detto un amico proprio durante una delle<br \/>\npresentazioni del libro di Gasparrini, \u00able donne mi hanno messo di<br \/>\nfronte alle <strong>contraddizioni del patriarcato<\/strong>, e io ho<br \/>\niniziato a &#8220;voler cambiare\u201d. Ma non \u00e8 questo &#8220;volere\u201d che cambia la tua<br \/>\nvita e le tue relazioni. Il vero passaggio \u00e8 stato scoprire che il primo<br \/>\n a perderci, in quel modo di essere uomo che mi era stato consegnato,<br \/>\nero io\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">>>><\/span> Per ascoltare l&#8217;intervento di Rita Torti nella<span style=\"font-weight: bold;\"> trasmissione &#8220;Il mondo alla radio&#8221; di Radio Vaticana<\/span>, <a href=\"http:\/\/www.vaticannews.va\/it\/podcast\/rvi-programmi\/il-mondo-alla-radio\/il-mondo-alla-radio-seconda-parte-25-11-2019.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">clicca qui<\/a>.<\/p>\n<\/p><\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33665\" src=\"{A1357B94-5517-4F8F-8B1D-F63169E0ACFC}_Zapatos-Rojas-di-Elina-Chauvet.jpg \" alt=\"\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo di Rita Torti nella Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne [riportiamo di seguito 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