{"id":24126,"date":"2018-06-25T10:17:00","date_gmt":"2018-06-25T08:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/lettera-aperta-una-voce-per-luguaglianza\/"},"modified":"2018-06-25T10:17:00","modified_gmt":"2018-06-25T08:17:00","slug":"lettera-aperta-una-voce-per-luguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.orsolinescm.it\/vecchio\/lettera-aperta-una-voce-per-luguaglianza\/","title":{"rendered":"Lettera aperta: una voce per l&#8217;uguaglianza"},"content":{"rendered":"<p>A 80 anni dal Manifesto della razza la riflessione di Chiara Magaraggia<\/p>\n<div><span style=\"font-style: italic;\">* A margine degli ultimi avvenimenti legati alla questione dell&#8217;immigrazione e agli eventi di Presenza Donna in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, ricordando anche l&#8217;ottantesimo anniversario dalla sciagura delle leggi razziali, riportiamo la <span style=\"font-weight: bold;\">lettera aperta scritta dalla nostra socia Chiara Magaraggia al Giornale di Vicenza<\/span>.\u00a0<\/span><\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\n<div>\n<div>Caro Direttore,<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>ripenso spesso in questi giorni alla riflessione sulla storia che Benedetto Croce matur\u00f2 soprattutto durante gli anni del fascismo, quando scelse di rimanere in Italia, sforzandosi di collocare le vicende italiane nell\u2019ottica pi\u00f9 alta del divenire storico. Rifletto sull\u2019attualit\u00e0 della sua affermazione\u201d la Storia \u00e8 sempre contemporanea\u201d, sulla puntualizzazione che essa non va mai confusa con la cronaca, perch\u00e9 esige ricostruzione e giudizio sui fatti; soprattutto rifletto su come per lui la Storia sia sempre etico-politica perch\u00e9 espressione della vita morale e civile dell\u2019uomo nel suo ininterrotto cammino verso la libert\u00e0.<\/div>\n<div>Tutto questo alla vigilia degli ottant\u2019anni di due eventi quasi contemporanei e destinati a drammatiche ripercussioni nella storia italiana, europea e mondiale e nell\u2019ottica delle vicende che la stretta attualit\u00e0 ci propone.<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>Gli effetti dell\u2019avvento al potere del nazismo nel 1933, attraverso elezioni democratiche e per volont\u00e0 del popolo tedesco, che ha cos\u00ec smantellato l\u2019avanzatissima costituzione della Repubblica di Weimar, si fanno ben presto sentire: migliaia di Ebrei decidono di abbandonare la Germania, chiedendo ospitalit\u00e0 nei vari paesi europei, che iniziano subito a definire le quote di ingresso. La situazione si aggrava dopo l\u2019emanazione delle leggi razziste di Norimberga (1935), in cui le persecuzioni antiebraiche diventano pietra miliare della politica del governo di Hitler.\u00a0<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>\u00c8 in quest\u2019ottica che fra il 6 e il 15 luglio 1938 viene convocata a Evian (Svizzera) una conferenza internazionale, auspicata particolarmente dal presidente americano Roosevelt, per discutere e trovare una soluzione sul problema dell\u2019aumento del numero di rifugiati e richiedenti asilo ebrei, provenienti dalla Germania e dall\u2019Austria &#8221; felicemente\u201d occupata dai nazisti: solo nell\u2019anno in corso sono 150.000 gli ebrei che hanno lasciato la Germania, 200.000 sono gli ebrei austriaci intenzionati a farlo: per molti l\u2019obiettivo \u00e8 la terra di Israele, ma gli inglesi, allora potenza mandataria, impediscono a molti di accedervi. Al massimo viene concesso loro un territorio nell\u2019invivibile deserto del Negev.\u00a0 Uno stesso atteggiamento gli inglesi lo terranno alla fine della guerra, nel 1947, quando respingeranno le migliaia di sopravvissuti alla Shoah, caricati sulla nave Exodus, desiderosi solo di approdare finalmente in Heretz Israel, una terra da dove nessuno li avrebbe pi\u00f9 potuti scacciare e distruggere. Ma, si sa, l\u2019ordine pubblico viene prima di tutto\u2026 e poi c\u2019\u00e8 l\u2019opinione pubblica contraria e le elezioni incalzano! In quell\u2019inizio di estate del 1938 tutti i delegati di Evian esprimono la loro piena solidariet\u00e0 ai profughi, ma nessun paese apre loro i confini, n\u00e9 si accettano quote da distribuire nei singoli stati. Un paese come la lontana Australia sostiene: &#8220;Noi non abbiamo nessun problema razziale e non siamo disposti a importarlo\u201d. E il Canada: &#8220;Quanti ebrei abbiamo intenzione di ospitare? Uno \u00e8 gi\u00e0 troppo!\u201d Un totale fallimento: anche la Svizzera respinger\u00e0 alla frontiera qualsiasi ebreo richiedente asilo.<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>Negli stessi identici giorni (14 luglio 1938) viene pubblicato in Italia il Manifesto della Razza, preceduto da un tam tam martellante della propaganda e della stampa, che dedica articoli quotidiani al discredito degli ebrei, dilatando le notizie negative che li riguardano, con le &#8220;veline\u201d di regime che obbligano a fare uso di titoli grandi e ben evidenziati. Si crea cos\u00ec un diffuso sentimento di rancore e di disprezzo che diventa patrimonio di settori sempre pi\u00f9 vasti della societ\u00e0 italiana. L\u2019obiettivo di creare un &#8220;nemico perfetto\u201d pronto al bisogno di servire da paravento ai guai dell\u2019isolamento internazionale e della crisi economica, dovuta alle sanzioni successive all\u2019occupazione dell\u2019Etiopia, richiede la partecipazione corale e massiccia di tutto l\u2019apparato della propaganda. E cos\u00ec, accanto ai gerarchi, a partire naturalmente dal Duce, fra coloro che sottoscrivono gli articoli del Manifesto, redatto dai pi\u00f9 celebri &#8220;luminari\u201d della medicina e della scienza del tempo, leggiamo i nomi di Giorgio Bocca, di Amintore Fanfani, di Giovanni Guareschi, di padre Agostino Gemelli. Anche due nomi molto legati a Vicenza: l\u2019industriale Antonio Marzotto e lo storico Gabriele De Rosa.<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>Fra qualche giorno, ne sono sicura, saranno tanti i giornali e i politici che, con il solito tono retorico- memorialistico, ricorderanno l\u2019infamia del Manifesto. Forse gli stessi che oggi plaudono alle vicende del nuovo &#8220;Exodus\u201d, che si compiacciono di far uso di termini dispregiativi, che periodicamente parlano di quote\u2026 e che poi, con lacrime di coccodrillo, ricorderanno le conseguenze delle infamie di ottant\u2019anni fa.<\/div>\n<div>Se poi chi cerca di riflettere sulla storia sempre contemporanea viene etichettato di appartenere a un&#8217;\u00e9lite, bene, personalmente sono molto fiera di farne parte!<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>Cordiali saluti<\/div>\n<div>\n\t\t\t<\/div>\n<div>Chiara Magaraggia<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n\t<\/div>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-33665\" src=\"{77F2DB54-CCCE-41E7-89B9-7CF0B35C0D99}_immigrati-minori-e1491927160166.jpg \" alt=\"\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 80 anni dal Manifesto della razza la riflessione di Chiara Magaraggia * A margine degli ultimi avvenimenti 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