Centenario: Lampade di gioia

braciere del centenario

Nella celebrazione di apertura dell’Anno Centenario, ogni comunità di suore orsoline, insieme con le amiche ed amici laici, ha acceso una lampada al fuoco del braciere, portandola poi nel suo luogo di vita con l’impegno di alimentarla, come hanno saputo fare le vergini sagge del Vangelo, lungo il corso dell’anno

accensione delle lampade, 6 gennaio 2006

Ciascuna è responsabile affinché non venga a mancare l’olio che fa ardere la lampada. Non può e non deve venire meno l’olio della fede, della speranza e dell’amore: e questo è frutto di un lavoro lungo e paziente, ma prima ancora è un dono che siamo chiamati tutti a scoprire come un tesoro nascosto. Non a caso, scrive Paolo: “La speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

 
accensione delle lampade, 6 gennaio 2006

Lo Spirito che misteriosamente opera in ogni tempo, quello stesso Spirito che ci ricorda tutto ciò che Gesù ha detto e consegnato alla sua comunità (Cfr Gv 14,26): che permette di fare una memoria amante delle grandi cose che Lui ha compiuto e continua a compiere, anche in questi cento anni, attraverso la storia dei piccoli e degli umili come Giovanna Meneghini e le sue prime compagne.

 
 
All’inizio del secolo scorso, la giovane Giovanna, mentre portava nel cuore il sogno di fondare una nuova famiglia religiosa, pensava che lo spirito che doveva animarla insieme alle consorelle fosse “l’abnegazione perfetta di sé e lo zelo indefesso per la salvezza delle anime”.
 
Parole ostiche alla sensibilità post-moderna non solo delle nuove generazioni, ma anche di quelle che hanno attraversato il secondo Novecento, parole che potrebbero suonare incomprensibili mentre si moltiplica la corsa ai centri benessere, alla ricerca dei migliori equilibri psico-fisici, mentre la pubblicità continua a ritmare il messaggio: “tutto intorno a me”. Eppure, quanta sete e quanta fame di spiritualità oggi! Una domanda ed un bisogno profondo spesso nascosti proprio dietro la corsa all’essere di più, quasi lo Spirito volesse farsi voce di quel grido drammatico, fatto di gesti più che di parole, di un numero crescente e ormai incalcolabile di persone alla ricerca di senso, di un perché alla vita, al dolore, alla morte, alla felicità.

le donne mirofore

E’ come una lunga notte…sembra quella delle donne che hanno visto morire sulla croce la loro Speranza e che l’evangelista Luca presenta indaffarate a preparare aromi ed oli profumati (Lc 23,56) per onorare un corpo sepolto e che alle luci dell’alba, spinte dall’amore, si sono trovate pronte a scoprire un sepolcro vuoto e ad accogliere un annuncio di risurrezione.

 
Anche noi, donne e uomini che stiamo abitando la lunga notte di questo inizio di millennio, con le sue angosce, il suo carico di sconfitta e di morte, siamo chiamati a stare presso il frantoio, a discernere, a distillare l’olio della fede, della speranza, dell’amore, fino a diventare noi stessi olio profumato - perché no? - per alimentare le lampade della gioia e della vita fino allo spuntare del giorno pieno di luce. In altre parole, “Abnegazione perfetta di sé …” per vivere e far vivere felici nell’abbraccio di un Dio che ci ama senza misura e che per questo ci dona il suo stesso Spirito.

La Redazione di Vita Nuova

 

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