Terzo incontro con NOI Associazione

Sino ad ora abbiamo avuto tre incontri con noi associazione.

Il primo si è tenuto presso la sede di Villa Sant’Angela a  Breganze dove noi volontari insieme alle nostre Olp abbiamo incontrano Don Gianantonio  “Giana”  Urbani,  e lui in qualità di presidente ci ha parlato brevemente della sua storia e poi più approfonditamente di cosa si occupa la loro associazione.

Il secondo incontro è avvenuto il 15 Aprile presso l’Istituto Saveriano  Missioni Estere dove l’associazione NOI stava tenendo un’assemblea, in quell’occasione  una nostra volontaria e una nostra olp hanno avuto modo di portare la loro testimonianza in qualità di partner dell’associazione.

Il 28 Aprile invece abbiamo assistito ad una “conferenza” organizzata da NOI.

Come spiega all’inizio della serata “Giana”, Noi  si occupa tra l’altro di  promuovere le minoranze, e così da qualche anno organizzano incontri sul tema degli armeni con vari esperti del settore, lo scorso anno, per esempio è venuta Antonia Arslan, l’autrice di  La masseria delle allodole“.

Al dibattito di questa sera partecipano due relatori:

Aldo Ferrari, specializzato in storia della Russia e dell’Armenia, geopolitica dell’ex URSS,  della storia della cultura russa e storia della cultura armena. Laureato in lingua e letteratura russa alla Ca’ Foscari , dove poi insegnerà lingua e letteratura armena. Collabora con numerose riviste specializzate ed è  consulente  editoriale,   inoltre organizza convegni e seminari di studio di armenistica e di cultura russa, è anche responsabile del programma  di ricerca Caucaso-Asia centrale dell’Istituto di Studi di politica internazionale di Milano.

Baykar  Sivazliyan, come si intuisce dal nome è di origini armene, nato a Istanbul nel 1953 da una famiglia di sopravvissuti al genocidio. A causa della situazione instabile per le minoranze in Turchia negli anni 60’ i suoi genitori lo mandano a studiare a Venezia dai padri mechitaristi. Laureatosi in Lingua e lettere orientali inizia ad insegnare.  Tra il 1981 e il 1982 insegna lingua armena presso l’università Statale di Milano. Specializzato in armenistica e turcologia, esperto di cultura e storia delle etnie dei popoli dell’Impero Ottomano e del Bacino del Mediterraneo, collabora con numerose riviste e con amministrazioni e istituzioni pubbliche.

L’incontro inizia  con una piccola introduzione della Dott.ssa Poli,  la quale parla presenta brevemente i due relatori e racconta in maniera essenziale la storia del genocidio armeno.

Il professore  Ferrari  prosegue  spiegando che l’Armenia sorge sotto il monte Ararat. Inizialmente questo regno aveva delle dimensioni abbastanza consistenti, si estendeva dal mar Nero  al mar Caspio, fino all’invasione dei romani  che la resero un loro protettorato. Per molto tempo l’Armenia si è trovata tra due fuochi, da una parte i romani e dall’altra i persiani e ciò non le ha permesso di sviluppare una propria cultura forte. Nel 301 d.c. però il cristianesimo venne dichiarato religione di Stato  ed essi cominciarono a sviluppare una propria cultura improntata su questa nuova  fede religiosa.  Conseguentemente è stato inventato un alfabeto che tutti gli armeni hanno imparato e che ha permesso la diffusione maggiore della fede cristiana. La loro architettura è molto semplice e ricorda il primo periodo del romanico. La  struttura sociale ben presto diventa simile al feudalesimo: un regno governato da un  re dove i poveri non avevano alcune peso o potere negli affari di stato.

La situazione dell’Armenia non è mai stata troppo bella, infatti la convivenza con i musulmani è sempre difficile. Ancor di più nel momento in cui essa viene inglobata nell’impero ottomano. La vita degli armeni stessi era sempre discriminata, sia economicamente che giuridicamente rispetto ai musulmani.

Un forte cambiamento si ebbe con l’espansione nel Caucaso dell’impero russo, il quale arriva fino al confine con il regno ottomano: a quel punto molti armeni decidono di andare coi russi vedendo lì un’opportunità di miglioramento nel proprio status di vita.

Le  cause principali del genocidio del popolo armeno sono varie, ma le principali sono:

·         l’indebolimento dell’impero turco,

·         gli intellettuali armeni che essendo più occidentalizzati dei turchi si riconoscono nei movimenti risorgimentali nazionali dell’800 e iniziano a ribellarsi alle ingiustizie che subiscono,

·         nel 1894-96 avvengono  dei massacri  che alcuni interpretano come la prima fase del genocidio, mentre altri come una punizione per evitare altre ribellioni in futuro.

All’inizio del ‘900  in Turchia si sviluppa una nuova corrente di pensiero, quella dei “giovani turchi”, e saranno proprio loro a “comandare” il genocidio.

Essi infatti arrivarono alla conclusione che se il regno ottomano era divenuto così debole era solo a causa delle minoranze  presenti sul suo suolo: curdi, greci e armeni. Fu così che si arrivò alla notte del 24 aprile 1915 che diede inizio al genocidio:  molti vennero espulsi o uccisi e venne cancellata ogni traccia di loro  negli archivi turchi, come se non fossero mai esistiti.

Il prof. Sivazliyan  inizia il suo intervento dicendo che vuole portare una  testimonianza in quanto armeno e non come esperto e ci dice che nella memoria degli armeni c’è stato il salto di almeno una generazione, infatti ciò che era successo agli armeni in Turchia lui lo seppe dai suoi genitori e non dai suoi nonni che l’avevano vissuta. Un silenzio dovuto alla vergogna, ma non a quella di essere armeni, ma piuttosto alla vergogna di vedere, ancora dopo tanti anni trascorsi, la negazione di questa tragedia da parte dello stato turco dove anzi, chi ne parla apertamente definendo genocidio l’eliminazione sistematica di massa attuata dai “giovani turchi”, rischia di finire in carcere.

Prosegue poi parlando della situazione attuale, in particolare quando nel 2007 il giornalista turco-armeno Hrant Dink venne ucciso fuori dalla redazione del giornale Agos da lui diretto. Qui iniziano le speranze di molti armeni, perché 200 mila persone seguono il funerale, mentre sono solo 60 mila gli armeni ad Istanbul, e questo significa che molti non armeni solidarizzano con la loro causa. Inoltre, in 32 mila turchi decidono di firmare con nome e cognome una lettera di scuse ufficiali verso gli armeni.

Dalla sua indipendenza i rapporti con la Turchia sono sempre stati difficili per l’Armenia  a causa soprattutto della negazione da parte dei turchi del genocidio.

Gli armeni vogliono continuare questa battaglia per il riconoscimento del genocidio e anche una parte di turchi stessi vogliono chiarezza; per non parlare dell’art. 301  del codice penale turco “l’offesa all’identità turca”, che nemmeno i turchi sanno bene cosa significhi, ma che se infranto viene severamente punito (chi parla ufficialmente di genocidio degli armeni viene accusato di offendere l’identità turca).

Lo stesso vincitore del nobel  Orhan Pamuk  ha lasciato il paese, anche se non in via definitiva, dopo alcune minacce ricevute da uno degli assassini di Hrant Dink a causa di un suo libro sul genocidio degli armeni.

La popolazione della diaspora armena si trova principalmente in Russia, negli Stati Uniti, Francia, Georgia, Iran, Siria e Libano. In Italia se ne contano più o meno 2.700, di cui molti in Lombardia.

Dopo questi due interventi vi sono state diverse domande, tra le quali: “Quale ruolo hanno avuto i curdi nel genocidio?” “Perché nei libri di storia non si accenna a questo genocidio?”

Alla prima è stato risposto dicendo che i “giovani turchi” avevano ideato una strategia: mettere i curdi e gli armeni in contrapposizione, usando la loro fede come scusante, in maniera tale che essi facessero il lavoro sporco e poi una volta eliminati gli armeni i turchi stessi si sarebbero occupati di eliminare i curdi. Anche loro sono stati eliminati a causa delle ideologia panturchiste dei movimenti nazionalisti turchi.

Circa la seconda viene fatto presente che da vent’anni circa si sta cercando di riportare alla luce questa questione, che con l’avvento del fascismo nazismo era stata accantonata e poi dimenticata. All’epoca del genocidio però la questione era finita su tutti i giornali ed era stata molto documentata. Un forte contributo a questa ricerca è stato dato da Leslie Davis ambasciatore americano  in Turchia nel periodo del genocidio. Questo argomento è stato motivo di discussione in molti paesi, vale a dire come giudicare questa tragedia.

Per concludere posso dire che ho trovato l’incontro estremamente interessante. Conoscevo già l’argomento e avevo letto qualche saggio al riguardo, ma non avevo mai assistito ad un dibattito sull’argomento e devo dire che questa iniziativa è stata molto istruttiva. 

Silvia

 

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