Diritti umani: due parole semplici, che si legano all’umanitá, alla sensibilitá, ma che cozzano con la durezza della vita, delle strutture, del cuore di tante persone.
“Manca il rispetto umano, chi ha potere umilia gli altri, o abusa della sua autoritá”, dice Isabel, una giovane studente universitaria, e offre alcuni esempi quotidiani: il datore di lavoro di suo padre maltratta i lavoratori e li paga poco, un poliziotto le ha chiesto denaro, quando non aveva fatto l’infrazione; una bambina é stata seviziata dalla matrigna perché ha fatto la pipi.
Isabel é una giovane fortunata: ha la possibilitá di studiare, grazie ad una borsa di studio. Non sarebbe mai arrivata al secondo anno di economia se qualcuno non l’avesse aiutata! Quanti giovani vorrebbero continuare gli studi, ma le condizioni economiche non lo permettono e cosí rimangono sulla soglia, sperando. 
Tante famiglie povere non hanno la possibilitá di mandare i loro figli neppure alle scuole elementari! Questa triste realtá l’abbiamo scoperta proprio attraverso alcune attivitá ludiche con i bambini del bairro, animate dai giovani universitari, che avevano lo scopo di incentivare i bambini ad andare a scuola, offrendo loro materiale scolastico. Entrando nelle famiglie, ci siamo rese conte che questo non bastava: occorre l’uniforme, la cartella, e soprattutto energia (che vuol dire cibo) per concentrarsi e apprendere. Il “Progetto Vita”, ha cosi preso corpo con le adozioni a distanza: una rete di solidarietà che si é allargata nel tempo e che offre la possibilia alle mamme, in particolare vedove o malate, di mandare a scuola i propri figli, e a volte di andare a scuola loro stesse. Un diritto negato loro, per il fatto di essere donne: per accudire i figli e badare alle faccende domestiche, non é necessario saper scrivere e leggere!
Chi comincia a leggere e scrivere e chi si laurea.
L’Universitá Cattolica del Mozambico ha festeggiato, l’anno scorso, i primi medici, che andranno a prestare servizio in ambito sanitario, speriamo con professionalitá e competenza, accompagnate da umanità ed etica. Stringe sempre il cuore entrare in ospedale; vedere i malati in spazi ridotti, lungo i corridoi, con poca assistenza medica e infermieristica. Sembra esista più il diritto alla morte, che il diritto alla salute. A volte i malati chiamano, ma non hanno risposta, o ricevono un rimprovero. Mancano le cure mediche, ma anche un pizzico di umanitá, che rende la sofferenza piú accettabile. 
Una giovane, malata di AIDS, é stata dimessa dall’ospedale, perché incurabile. Ora sta recuperando forza grazie alla cura, all’affetto, alla tenacia di persone amiche che tentano tutto il possibile per salvare una vita. L’epidemia del secolo si regge sulle statistiche. Valgono i numeri, ma dietro i numeri ci sono donne, ragazze, giovani... che stanno lottando per affrontare questa malattia. Ci affianchiamo a loro, offrendo una presenza amica.
Non é facile trovare lavoro in ambito sanitario, come pure in altri ambiti. La rete di parentela é molto ampia e bisogna privilegiare chi appartiene alla famiglia, che spesso si estende anche al clan. L’assunzione segue una tacita regola clientelare. Soprattutto in ambito statale appartenere al Frelimo, il partito attualmente al govermo, è garanzia per ottenere un posto di lavoro. Un proverbio dice: O cabrito come onde está amarrado (la capra mangia dov’é legata); e il costume si consolida!
Legate a questo popolo, in particolare alle donne che hanno a carico i propri figli, abbiamo colto la difficoltá di trovare lavoro, e giustamente retribuito, e la precarietà di lavori saltuari. Con l’associazione Maõs Unidas (Mani Unite) abbiamo iniziato un laboratorio artigianale per promuovere l’autonomia finanziaria, recuperare la dignitá femminile e favorire l’apprendimento di un mestiere.