Le sue intuizioni

Una risposta all’Amore


Madre Giovanna Meneghini, esile, con la fronte troppo spaziosa per i suoi quindici anni e gli occhi scuri vivacissimi come i ruscelli montani, “Giovanella” suscitava ormai da qualche tempo tra parenti e amici l’importante domanda: “Che farà da grande”?

L’adolescenza è un’età difficile e meravigliosa, primaverile nel suo schiudersi di sogni, di progetti, di attese…

E Giovanna aveva in cuore un sogno, bello come una favola, esigente come una scalata in alta montagna.

Così racconta: “Una notte, mentre dormivo tranquillamente, mi sembrava di essere in una casa nella quale il Padrone aveva imbandito un banchetto… entrai e vidi, fra tutti, uno seduto più in alto, bello, splendente… Questi si lasciò cadere di mano un oggetto… facendomi premura di raccoglierlo, caddi ai suoi piedi. Lui, guardandomi con occhi di compiacenza, mi pose una mano sul capo e mi disse: Se vorrai essere una vera mia figlia dovrai consacrarmi il giglio della tua verginità”.

Fu l’inizio di un’avventura!

Quel sogno era la proposta di una nuova fisionomia per il suo volto di fanciulla: corrispondere a quell’Amore inaspettato a divenire donna, donna così amata da lasciar trasparire da tutto il suo essere quella passione, ostinata e gentile, verso il mondo, le creature, la vita, racchiusa nel cuore stesso di Dio.

Una passione: le giovani

                            

La sua personalità mite e forte, non tardò a diventare, per chi la conosceva, una preziosa bussola sulla quale contare nei momenti di incertezza e di ricerca. Le giovani amiche avevano intuito in Giovanna un’acutezza e un’intimità con il Signore che lasciava sempre sorprese, come quel giorno in cui, d’impeto, aderì per prima alla Compagnia delle “Figlie di S. Angela Merici” (una forma di consacrazione a Dio restando nella propria famiglia: una vera novità per Breganze e la sua gente!

Per la serietà e l’ardore con cui vi aveva aderito, a tutte sembrò naturale che fosse proprio lei a prendere in mano le redini della nuova Compagnia.

Giovanna non faceva mistero alle compagne della sua passione: LE FANCIULLE!

Per essa aveva un’attenzione speciale, proprio come l’aveva Angela Merici, la santa bresciana che Giovanna amava quale figlia: “Oh, le fanciulle…” sospirava!

Sapeva benissimo che nel cuore dei giovani abita il futuro del mondo, di un mondo migliore che però andava costruito partendo dalle fondamenta che si gettano negli anni verdi della vita…

E Giovanna si adoperava in mille modi perché, come dopo tanto cercare tra la sabbia si è trovata la roccia dove costruire la casa, così anche le “sue” giovani potessero costruire la loro vita sulla più stabile delle rocce: Gesù è il suo insegnamento!

La crescita è una vocazione, un cammino a cui Giovanna invitava: “Batti da forte la via oscura se vuoi trovare la luce”!